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Le truppe tedesche e l'imbarbarimento della guerra [pag.1/6]
Pregiudizi mediatici e storiografia
È probabile che a certuni parrà inopportuna ed intempestiva la pubblicazione in edizione italiana della ricerca di Omer Bartov (peraltro risalente al 1985), docente di storia europea presso la Brown University del Rhode Island, sul Fronte orientale. Se non altro perché si esercita su uno dei grandi rimossi della nostra contemporaneità, ovvero quell'"operazione Barbarossa" il cui svolgimento e i cui esiti, di fatto, concorsero a dettare le sorti della guerra in tutto il teatro europeo. E sancendo così alcuni dati, la cui ovvietà e oggettività sono dagli studiosi comunemente riconosciuti ma che oggi, nel dibattito di grana grossa, soprattutto sui media, paiono messi in discussione se non addirittura obliati.
Il motivo di tale rimozione forzata sta nella forte connotazione ideologica che accompagna le riflessioni sui trascorsi bellici in quella che era l'allora Unione Sovietica. La cui storia è ridotta al denominatore, in sé del tutto falsante e riduttivo, di un paese identificabile ed esplicabile solo per mezzo della sua leadership politica, quella comunista. Senza valutare quale fu l'effettivo concorso che la società russa apportò, fors'anche solo in termini di morti (oltre 20 milioni), al bilancio bellico. E senza considerare che fu un intero popolo a subire i tragici effetti dell'invasione, legittimati dal punto di vista nazista, secondo la dogmatica razziale che assegnava agli slavi un destino di schiavitù e morte.
Se ci si arresta sulla soglia del pregiudizio antisovietico, che è per certuni precetto politico totalizzante - in sé accettabile ma storiograficamente deviante - nulla si coglie della crucialità di quanto avvenne in quelle terre, tra quelle lande in quattro anni cruciali per la storia della stessa umanità. Intanto per il duplice esito che si produsse, con il collassamento prima e il tracollo definitivo poi del regime nazista da un lato e la resistenza di quello staliniano dall'altro. Fatto che segnò non solo il secondo conflitto mondiale ma anche gli esiti e gli equilibri postbellici. Poi per le "opportunità" che si dischiusero per il gruppo dirigente raccoltosi intorno ad Hitler, finalmente galvanizzato nel raggiungimento di un obiettivo in sé plurimo: la conquista dell'Est e la sua colonizzazione; il feroce assoggettamento delle popolazioni; la distruzione del "nemico giudaico-bolscevico"; l'eliminazione degli avversari politici e lo sterminio razziale. Infine, per la paventata costruzione di una egemonia continentale che avrebbe quantomeno permesso di costruire un assetto di relazioni con gli Stati Uniti - peraltro incalzati e contrastati nel Pacifico dai giapponesi - basato sul contenimento reciproco e sulla logica delle sfere di influenza, in attesa di eventuali, ulteriori sviluppi bellici. Nel mentre la pianificazione e l'implementazione dei paventati progetti di ridefinizione socio-antropologica dell'Europa, vera radice dell'ideologia nazista, avrebbero potuto avere il loro "naturale" corso, in assenza di quei contrappesi che pur le caduche democrazie liberali e, soprattutto, il regime staliniano, costituivano per l'azione del Terzo Reich. Un laboratorio di invidiabili proporzioni, insomma, quell'Unione Sovietica che nelle fortunatamente erronee previsioni del führer tedesco avrebbe dovuto cedere alla vigorosa spallata "ariana" in non oltre sei o dodici settimane di intensa attività bellica.

[CV. segue >>>]
i due prigionieri tra i soldati
plotone di soldati schierato, alle spalle i corpi impiccati
Sopra: isoldati tedeschi hanno catturato due contadini, una giovane donna ed un anziano. Poco dopo li impiccheranno sommariamente ai pali di una tettoia, vicinanze di Karkov, 1941. (GARF)
Sotto: rastrellamento in un villaggio della Russia Bianca, 1942 (Bundesarchiv/Militärarchiv Freiburg im Breisgau)
is soldati fanno sgomberare una capanna