Omer
Bartov appartiene a quella scuola di studiosi che, per convenzione, viene comunemente
definita "funzionalista" e che ascrive all'evoluzione del processo
politico prima, bellico poi, la radicalizzazione e l'esito sterminazionista
delle condotte naziste. Quanto poi possa riconoscersi in tale classificazione,
che lo distingue dagli "intenzionalisti", i quali reputano che in
qualche modo tutto era già incluso e predeterminato dalla volontà
di Hitler e dei suoi, prima ancora che essa si traducesse in atti concreti,
è questione di scarso rilievo. Peraltro la stessa distinzione ha perso
di rilevanza e di qualità euristica, trattandosi di una categorizzazione
residuale, rispetto ad una storiografia - in particolare quella di lingua tedesca
- che negli ultimi vent'anni è andata oltre le sue stesse premesse, producendo
lavori ed opere di tenore elevatissimo.
Lo stesso Bartov ne fa ripetuta menzione in
Fronte orientale; che,
nei confronti di quest'ultima, ha poi molti debiti, rappresentandone una sorta
di sintesi ed applicazione. In lingua italiana lavori fondamentali ed imprescindibili
come quelli di Krausnick o di Aly o di un giovane talento come Christian Ingrao,
sono pressoché sconosciuti, se si fa eccezione per la stretta cerchia
degli specialisti.
Solerti siamo invece stati nel recepire le bislacche opere di Daniel Goldhagen,
polemologo dignitoso ma privo di creatività e sostanzialmente regressivo
nell'impostazione dei temi e nella loro soluzione.
O, ancor peggio, a fare nostre, in virtù di quella ideologizzazione del
dibattito di cui si parlava in esordio e che fa da velo alla crescita di una
autentica scuola di studiosi scevri da incrostazioni di circostanza, la querelle
revisionista. I cui contenuti, ancorché legittimi sul piano della libera
espressione del giudizio, offrono tutto fuorché indicazione di studio
e di comprensione delle articolazioni del potere nella Germania nazista. Poiché
usano il passato per fare polemica sul presente. E null'altro.
[CV. segue >>>]
Corpi
di soldati sovietici uccisi dai tedeschi nel campo di prigionia di Bobruysk
vicino a Minsk nel 1941 (Museo della guerra patriottica, Minsk)