Bartov ha affrontato gli argomenti che gli sono cari in ulteriori opere, soprattutto
in
Hitler's Army. Soldiers, Nazis and War in the Third Reich (Oxford
University Press, 1992),
tradotto in un italiano a tratti incerto e
senza il corredo di note nel 1996 per l'editore Swan. Va detto, ad onor del
vero, che l'autore non è un innovatore nella ricerca. Semmai sembra soddisfare
maggiormente quell'esigenza di divulgazione alta che anche in
Fronte orientale
va affermandosi. Costituendo, quest'ultimo, un po' il pilota delle successive
riflessioni. Su tre paradigmi si muove la sua riflessione. Come primo dato ha
assunto quello che egli definisce il processo di "primitivizzazione"
dell'esercito tedesco, ovvero l'insieme di tensioni ed involuzioni che il perdurare
e l'intensificarsi della guerra ad est ingenerarono nella fila della Wehrmacht,
innescando una regressione dei comportamenti e facendole assumere un profilo
sempre più congruente a quello di "esercito politico" quale
Hitler auspicava fosse. Con l'inevitabile corredo di brutalizzazione di tutte
le condotte. Il secondo elemento è quello della "consunzione e distruzione
del nucleo originario", consistente nella progressiva estinzione di quanti
avevano costituito il nocciolo del vecchio esercito tedesco e la loro sostituzione
con i nuovi quadri, maggiormente propensi, sia sul piano ideologico che, di
riflesso, su quello comportamentale, a fare propri gli assunti di una guerra
di sterminio. Il terzo fattore, infine, è l'adattamento e la sostanziale
"perversione" della disciplina collettiva. Dinanzi all'impossibilità
di distruggere il potere sovietico nei tempi desiderati, a fronte delle continue
controspinte e dei ripetuti rovesci subiti su campi di battaglia dove venivano
impegnati centinaia di migliaia di uomini, l'esercito si adeguò al ruolo
prescrittogli da quella stessa politica che lo aveva portato ad una guerra di
conquista e annientamento. Rendendo così congruenti i mezzi ai fini e
procedendo in quelle pratiche di "terra bruciata" che resero ancor
più barbarica una campagna bellica già di per sé tragica.
E venendo meno ai residui scrupoli, propri anche ad un esercito in combattimento,
per il quale la disciplina non ha una valenza solo per l'interno ma anche e
soprattutto nel rapporto con i civili. Le ripetute tensioni e il costante logoramento,
peraltro, non minarono la solidità della Wehrmacht ma ne intensificarono
le vocazioni criminali. Solo la contestualizzazione con il concreto trascorrere
degli eventi al fronte, ci dice l'autore, permette di cogliere la cogenza dell'impianto
ideologico che sottostava all'operazione Barbarossa. E, con esso, della "novità"
radicale che il mix tra guerra combattuta intensivamente ed estensivamente e
motivazione razziale introduceva nell'economia dei comportamenti e negli esiti
ultimi degli stessi.
[CV. segue >>>]
Sopra:
i militari della Wehrmacht parteciparono attivamente alla liquidazione dei ghetti
intorno a Minsk. Nella foto un plotone contempla la propria opera sul fondo
di una fossa comune (Zentrale Stelle der Landesjustizverwaltungen, Ludwigsburg)
Sotto: soldati tedeschi controllano le forche a cui impiccheranno dei partigiani,
Velizh, vicinanze di Smolensk. (Archivio Bielorusso di cinema e fotografia,
Dzehrzinsk)