
Dove risiede il significato vero, profondo dello sterminio degli ebrei d'Europa?
Alcuni hanno creduto di trovarlo considerandolo ad un semplice episodio della
storia millenaria dell'antisemitismo, altri hanno indicato in una sorte di
parentesi barbarica nell'ambito della cultura moderna del Novecento.
Zygmunt Bauman, docente di Sociologia all'Università di Leeds ha il
merito di rifiutare in modo argomentato e convincente l'idea che lo sterminio
degli ebrei d'Europa sia il frutto di una qualsiasi "patologia"
sociale. La tesi di fondo è che le condizioni che condussero allo sterminio
operato dal nazionalsocialismo non sono morte con esso. Condizioni che secondo
Bauman stanno nell'incontro tra gli sconvolgimenti sociali provocati dalla
modernizzazione e gli strumenti di ingegneria sociale creati dal progresso
tecnologico. Il mondo nel quale viviamo non ha cessato di produrre le pre-condizioni
capaci di riproporre nuovamente fenomeni di genocidio.
Bauman propone una interpretazione che va al di là di qualsiasi ipotesi
che possa farci ritenere immuni dal ripetere l'esperienza la sua tesi è
che "l'Olocausto sia stato l'esito di una combinazione
unica di fattori di pe sé assai ordinari e comuni; e che la possibilità
di tale combinazione può essere attribuita in misura preponderante
all'emancipazione dello stato politico - con il suo monopolio della violenza
e le sue esasperate ambizioni di ingegneria sociale - dal controllo della
società, emancipazione che seguì il progressivo smantellamento
di tutte le fonti di potere non politiche e di tutte le istituzioni di autogestione
sociale"
Giovanni De Martis