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  La cattiva coscienza inglese
 
 
Copertina libro
 
Ian Kershaw, Gli amici di Hitler, Bompiani, Milano, 2005
     
  Ian Kershaw è divenuto famoso soprattutto in Italia per la sua monumentale biografia di Adolf Hitler in due volumi. In realtà già da molti anni aveva dato importanti contributi alla storia della dittatura nazista. In questo volume affronta con la sua consueta capacità di esplorare le fonti d'archivio un problema "scomodo": il consenso che Hitler ebbe tra la classe dirigente inglese prima dello scoppio della guerra. Consenso visto attraverso quello che fu il vero e proprio "capro espiatorio" del dopoguerra: Charles Vane-Tempest-Stewart marchese di Londonderry, cugino di Winston Churchill e ministro dell'aviazione. Nella residenza del marchese nel 1936 Joachim von Ribbentropp trascorse un fine settimana (al quale forse si è ispirato il regista James Ivory per il suo film "Quel che resta del giorno").
Che Lord Londonderry fosse filotedesco non è fatto discutibile ma che in questo orientamento non fosse solo è altrettanto certo. Come sottolinea Kershaw una buona fetta della aristocrazia e della politica inglese alla metà degli anni Trenta era - almeno idealmente - a fianco del nazismo. Stranamente Londonderry non era il più influente tra questi e neppure fu il meno patriottico. Dopo lo scoppio della guerra - come scrive Kershaw - "la sua condotta fu improntata al più impeccabile patriottismo" (p. 357). Ciononostante dopo la fine del conflitto fu al centro di aspre critiche. Gli si rimproverò in primo luogo il fatto che da ministro dell'aviazione si era dichiarato contrario alla messa al bando dei bombardieri. Gli inglesi - che tra il 1940 e il 1941 - avevano sofferto i peggiori bombardamenti aerei non dimenticarono le sue posizioni. Allo stesso modo si ricordò la sua amicizia con i tedeschi. Così gli ultimi anni di vita di questo curioso personaggio furono oscurati dal dispiacere d'essere indicato come una specie di "traditore".
La biografia di Kershaw ha un merito importante proprio nel momento in cui va oltre alla vicenda umana di Lord Londonderry. Il problema che Kershaw pone è se alla fin fine - dal punto di vista inglese - le idee di Londonderry non fossero le più realistiche. Londonderry infatti pensava che la guerra non si sarebbe mai dovuta fare. Per evitarla aveva visto solo due possibilità: o dotare la Gran Bretagna di un grande forza di bombardamento aereo tale da intimorire la Germania o trovare un accordo con i tedeschi. La prima opzione gli fu negata (tanto da essere licenziato da ministro dell'Aviazione nel 1935), la seconda non condusse ad alcun risultato pratico e anzi determinò la fine politica dello stesso Londonderry.
Di fronte al fatto che la vittoria fu pagata dalla Gran Bretagna con la perdita dell'Impero e il suo ridimensionamento come grande potenza mondiale la domanda: cosa sarebbe convenuto alla Gran Bretagna è lecita. Aveva dunque ragione Londonderry? La risposta di Kershaw è netta: "ma è comunque assai improbabile che da una alleanza col brutale regime nazista la Gran Bretagna sarebbe potuta uscire rafforzata, il suo Impero intatto, e la sua società civile immacolata e pura. Lungi dall'essere evitabile, era assolutamente necessario, qualunque fosse il prezzo da pagare, mettere mano alle armi per sconfiggere il nazismo".
La vicenda umana di Lord Londonderry si ridimensiona così a quella che fu in realtà: il percorso di un uomo al di sotto della gravità dei propri tempi. Una mediocrità di visione politica ampiamente condivisa. Londonderry ragionava in fondo come i parlamentari conservatori italiani nel 1922 convinti di poter "addomesticare" Mussolini, o come Pio XII illuso che la diplomazia fosse un'arma valida o come Chamberlain convinto di poter ammansire con le concessioni Hitler.
Dall'opera di Kershaw si trae un insegnamento: politici mediocri, animati da un conservatorismo gretto, incapaci di comprendere il cambiamento dei tempi favorirono senza volerlo i disegni del nazismo spingendo Hitler sino alla convinzione di poter sfidare le democrazie senza pericolo. Da una parte degli inetti, dall'altra un violento assertore della guerra come igiene del mondo. Il risultato di questo incontro tra stupidità e violenza fu la Seconda Guerra Mondiale e la Shoah.

Giovanni De Martis
 
           
           
           
           
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