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Ian Kershaw è divenuto famoso soprattutto
in Italia per la sua monumentale biografia di Adolf Hitler in due volumi.
In realtà già da molti anni aveva dato importanti contributi
alla storia della dittatura nazista. In questo volume affronta con la
sua consueta capacità di esplorare le fonti d'archivio un problema
"scomodo": il consenso che Hitler ebbe tra la classe dirigente
inglese prima dello scoppio della guerra. Consenso visto attraverso quello
che fu il vero e proprio "capro espiatorio" del dopoguerra:
Charles Vane-Tempest-Stewart marchese di Londonderry, cugino di Winston
Churchill e ministro dell'aviazione.
Nella residenza del marchese nel
1936 Joachim von Ribbentropp trascorse un fine settimana (al quale forse
si è ispirato il regista James Ivory per il suo film "Quel
che resta del giorno").
Che Lord Londonderry fosse filotedesco non
è fatto discutibile ma che in questo orientamento non fosse solo
è altrettanto certo. Come sottolinea Kershaw una buona fetta della
aristocrazia e della politica inglese alla metà degli anni Trenta
era - almeno idealmente - a fianco del nazismo. Stranamente Londonderry
non era il più influente tra questi e neppure fu il meno patriottico.
Dopo lo scoppio della guerra - come scrive Kershaw - "la sua condotta
fu improntata al più impeccabile patriottismo" (p. 357).
Ciononostante dopo la fine del conflitto fu al centro di aspre critiche.
Gli si rimproverò
in primo luogo il fatto che da ministro dell'aviazione si era dichiarato
contrario alla messa al bando dei bombardieri. Gli inglesi - che tra
il
1940 e il 1941 - avevano sofferto i peggiori bombardamenti aerei non
dimenticarono le sue posizioni. Allo stesso modo si ricordò la
sua amicizia con i tedeschi. Così gli ultimi anni di vita di
questo curioso personaggio furono oscurati dal dispiacere d'essere indicato
come una specie di "traditore".
La biografia di Kershaw ha un merito importante proprio nel momento in
cui va oltre alla vicenda umana di Lord Londonderry. Il problema che
Kershaw
pone è se alla fin fine - dal punto di vista inglese - le idee
di Londonderry non fossero le più realistiche. Londonderry infatti
pensava che la guerra non si sarebbe mai dovuta fare. Per evitarla
aveva
visto solo due possibilità: o dotare la Gran Bretagna di un grande
forza di bombardamento aereo tale da intimorire la Germania o trovare
un accordo con i tedeschi. La prima opzione gli fu negata (tanto da essere
licenziato da ministro dell'Aviazione nel 1935), la seconda non condusse
ad alcun risultato pratico e anzi determinò la fine politica dello
stesso Londonderry.
Di fronte al fatto che la vittoria fu pagata dalla
Gran Bretagna con la perdita dell'Impero e il suo ridimensionamento come
grande potenza mondiale la domanda: cosa sarebbe convenuto alla Gran
Bretagna
è lecita. Aveva dunque ragione Londonderry? La risposta di Kershaw
è netta: "ma è comunque assai improbabile che da una
alleanza col brutale regime nazista la Gran Bretagna sarebbe potuta
uscire
rafforzata, il suo Impero intatto, e la sua società civile immacolata
e pura. Lungi dall'essere evitabile, era assolutamente necessario, qualunque
fosse il prezzo da pagare, mettere mano alle armi per sconfiggere il
nazismo".
La vicenda umana di Lord Londonderry si ridimensiona così a quella
che fu in realtà: il percorso di un uomo al di sotto della gravità
dei propri tempi. Una mediocrità di visione politica ampiamente
condivisa. Londonderry ragionava in fondo come i parlamentari conservatori
italiani nel 1922 convinti di poter "addomesticare" Mussolini,
o come Pio XII illuso che la diplomazia fosse un'arma valida o come
Chamberlain
convinto di poter ammansire con le concessioni Hitler.
Dall'opera di
Kershaw si trae un insegnamento: politici mediocri, animati da un conservatorismo
gretto, incapaci di comprendere il cambiamento dei tempi favorirono senza
volerlo i disegni del nazismo spingendo Hitler sino alla convinzione
di
poter sfidare le democrazie senza pericolo. Da una parte degli inetti,
dall'altra un violento assertore della guerra come igiene del mondo.
Il
risultato di questo incontro tra stupidità e violenza fu la Seconda
Guerra Mondiale e la Shoah.
Giovanni De Martis |
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