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Orrori comparati
Henry Rousso (a cura)
Stalinismo e Nazismo
Boringhieri - Torino - 2001
Si possono comparare due orrori rispettandone storicamente le differenze? Questo libro curato da Henry Rousso ci dimostra in modo storiograficamente rigoroso che porre a confronto Nazismo e Stalinismo è una operazione non soltanto legittima ma necessaria.
Comparare i crimini dello stalinismo con quelli del regime hitleriano è stato, per molto, troppo tempo il terreno più caro a pseudo storici revisionisti e negazionisti della Shoah. Questo prezioso volume ha il grande pregio di riportare la comparazione sul terreno della storia e non del dibattito politico interessato più alla polemica contemporanea che alla ricerca della verità.
Secondo lo storico Ian Kershaw "il terrore staliniano non ha bisogno di essere minimizzato per sottolineare l'unicità dell'Olocausto". Dalla comparazione dei sistemi di terrore emerge infatti con evidente chiarezza non l'uguaglianza ma la differenza. "L'Olocausto infatti" - scrive Kershaw - è "il solo esempio offerto fino ad oggi dalla Storia di una politica che mirava alla totale distruzione fisica di ogni membro di un gruppo etnico. Non esiste nulla di equivalente sotto lo stalinismo; benché le ondate di terrore siano state di massa e immenso il costo di vite umane, nessun gruppo etnico fu isolato per essere sterminato fisicamente nella sua totalità. E tra le vittime di Stalin, un tributo particolarmente pesante fu pagato dall'apparato dello Stato e del Partito".
Dal lavoro svolto dagli storici che nel libro dibattono il tema della comparazione emerge con forza che soltanto la comparazione permette di far emergere l'unicità dei due orrori. Pierre Hassner, coautore del "Libro nero del comunismo" in uno dei saggi contenuti nel volume sottolinea che "non si vuole sicuramente fare un confronto quantitativo delle vittime, né negare l'unicità della Shoah, né sostenere che i campi sovietici avessero la stessa finalità di sterminio o di disumanizzazione di quelli nazisti (…) si tratta piuttosto di interrogare la specificità e le differenze sulla base di una problematica che non può non essere comune e non essere interamente ispirata dallo sgomento dinanzi a uno stesso fenomeno per quanto diverse ne siano le modalità: il fenomeno della violenza illimitata".
Ed è proprio il concetto di "violenza illimitata" che rappresenta la chiave di lettura della comparazione, il terreno comune tra nazismo e stalinismo. Lo Stato hitleriano e quello stalinista rappresentano l'esito degenerativo del concetto di Stato. Nato dall'esigenza di tutelare la vita dei cittadini lo Stato diviene nella versione staliniana e hitleriana lo strumento di selezione dei cittadini. Due "mitologie" diverse che conducono ambedue a orrori innominabili. Sia lo stalinismo che il nazismo hanno un concetto di "purezza" che per Hitler è sostanzialmente biologico-razziale mentre per Stalin è ideologica. Nell'uno e nell'altro caso non rientrare nei canoni delle "purezza" significa incamminarsi verso il "lager" o verso il "gulag". Ambedue i sistemi producono un "nemico totale", un avversario che rappresenta una sorta di "magico" ostacolo mortale: per Hitler è l'ebraismo, per Stalin il capitalismo. Questo "nemico totale" rappresenta per i due sistemi l'ostacolo verso il raggiungimento di una "felicità mitica" che nel nazismo si identifica con la purificazione della "razza ariana" e nello stalinismo con la realizzazione piena del "socialismo". Di fronte a questo "nemico totale" i due sistemi elaborano in modo parallelo il rifiuto di ogni barriera di umanità, di freno politico, etico, religioso. Ogni ostacolo che la civiltà ha eretto per moderare la violenza, sia esso un ostacolo giuridico o morale viene spazzato via in nome di un sogno sanguinoso e orribile che dovrebbe realizzarsi nell'attimo in cui il "nemico totale" viene annientato fisicamente.
Due orrori dunque. Due spaventosi capitoli nei quali mari di sangue vengono versati da Stati eretti non più a "mediatori della violenza" ma "distributori di violenza".
Punti di partenza diversissimi dividono hitlerismo e stalinismo, metodologie di massacro, "bersagli" che rimangono distinti e differenti. Il punto che avvicina gli orrori indicibili dei due sistemi sta nella negazione dell'individuo come valore, dell'unicità della persona umana. Non c'e' spazio per il diritto del singolo né nello Stato hitleriano né in quello stalinista.
Il libro curato da Henry Rousso rappresenta oggi la migliore risposta ai negazionisti che si illudono che la comparazione tra i due sistemi sia il comodo strumento per riabilitare parzialmente il nazismo. Il rozzo ragionamento secondo il quale il conteggio aritmetico dei cadaveri sarebbe l'automatica conferma dell'equivalenza ne esce distrutto. La realtà rimane immutata: occorre che il cittadino rimanga fermo nel vigilare le possibili perversioni dello Stato, ne rifiuti i miti irrazionali sia ideologici che biologico razziali. Occorre saper distinguere le radici di questi due orrori perché l'uno e l'altro si combattono con strumenti differenti, strumenti che sono parte del bagaglio umano di ciascuno di noi e che si riassumono nel grande valore da difendere ad ogni costo: l'umanità e la democrazia.

Giovanni De Martis