La professoressa Claudia Kocsiné Farkas dell'Università di Pécs ha scritto per il nostro sito alcuni interventi sulla storia dell'Olocausto in Ungheria. Pubblichiamo qui il suo primo intervento
Ammissione ed eliminazione
In Ungheria fra le due guerre "la soluzione della questione ebraica" diventò il sinonimo della "liquidazione del potere economico e spirituale degli ebrei". Il governo ungherese pensò di risolvere i problemi sociali della nazione con la legislazione antisemita. Le leggi antisemite diventarono così un mezzo per tenere sotto controllo le tensioni sociali. Fu affermato che con la cosiddetta "sistemazione della questione ebraica" poteva ristabilire l' equilibrio della società.
La legislatura antisemita preparava il terreno dell'Olocausto. Gli ebrei furono colpiti nei loro patrimoni, nei loro affetti, nella loro dignità e nel 1944 furono vittime della deportazione e dello sterminio.
L' ebraismo ungherese aveva ottenuto l'uguaglianza civile e politica nel 1867, anno di nascita della Monarchia Austro-Ungarica. Nel 1895 era stata sancita anche la parità religiosa degli ebrei ungheresi. Iniziò dunque dalla seconda metà dell'Ottocento un processo di vera e propria assimilazione.
Gli ebrei divennero pienamente parte dell'identità ungherese. Ebbero un ruolo pionieristico nel processo di modernizzazione economica del paese nel XIX secolo, che l'élite ungherese accolse favorevolmente.
In questo periodo lo Stato non tollerava nessuna iniziativa collettiva antiebraica. Dopo la Prima Guerra Mondiale ebbe inizio una storia differente. "La questione ebraica" divenne il tema centrale delle discussioni politiche. Si manifestò, per la prima volta, una vera forma di antisemitismo. La sconfitta della guerra, il crollo dell' Ungheria "storica" e il trauma delle due rivoluzioni (un tentativo democratico borghese e un altro comunista) causarono una lacerazione profonda nazionale e sociale. Il breve regime comunista di Bela Kun fu interpretato da molti come un tentativo ebraico di impossessarsi del Paese. É vero che Bela Kun e anche altri personaggi importanti del regime comunista erano di origine ebraica: ma in realtà ci furono altrettanti ebrei che si opposero al tentativo comunista e che per questo divennero vittime del regime.
Si iniziò ad imputare agli ebrei i mali della rivoluzioni, la sfortuna del paese, del disastro di Trianon. Lo Stato divenuto etnicamente omogeneo a causa delle amputazioni territoriali non ebbe più bisogno degli ebrei come "alleati nazionali" per dimostrare la supremazia "ungherese".
L' Ungheria fu il primo paese dell' Europa novecentesca ad approvare una legge antiebraica, detta "numerus clausus" (1920:XXV. Articolo di legge). La legge mirava a ridurre il numero di studenti ebraici negli istituti d' istruzione superiore secondo una proporzione numerica nazionale. La legge rappresentò il preludio di una nuova tendenza: lo Stato ungherese si allontanava dal suo precedente impegno "positivo". La legge rimase in vigore fino al 1928, quando per cause di politica estera e interna fu rimaneggiata.
La propaganda antisemita ripeteva sempre che gli ebrei in certi campi (nel commercio, nell' industria, nell' ambito delle banche, nelle libere professioni) "erano eccedenti". Era ritenuta cioè eccessiva la loro partecipazione al "patrimonio sociale", e si parlava espressamente di una "presenza sproporzionata degli ebrei in considerazione della loro percento nazionale". Secondo i dati del censimento della popolazione dell' anno 1930 in Ungheria vivevano 444.567 ebrei, il 5,1 per cento della popolazione complessiva. Era ovviamente vero che in certi campi della vita economica era molto elevata la percentuale degli ebrei. Ciò tuttavia era perfettamente naturale in un Paese dove la borghesia professionale si era andata formando in tempi recenti.
Nel 1938 il parlamento ungherese approvò la cosiddetta "prima legge antiebraica" (1938:XV. Articolo di legge). Un' assioma diffuso per giustificare la legge era che l'ebraismo ungherese stava guadagnando più terreno nella vita economica e culturale del paese rispetto alla sua proporzione numerica il che, secondo i sostenitori della proposta di legge, era inammissibile. L' altro principio della legge supponeva l'esistenza di una presunta dissonanza tra ebrei ed ungheresi. Dissonanza che veniva definita come "un altro modo di vedere e sentire" da parte degli ebrei.
La legge entró in vigore il 29 maggio 1938. Nacque in uno stato parlamentare e la sua approvazione fu il risultato di lunghi dibattiti iniziati nel marzo 1938 e terminati a maggio. La legge "permetteva" agli ebrei – come si disse all' epoca – una "possibilità di successo" del 20 per cento. Nel campo della stampa, dell'industria cinematografica, del teatro, dell' industria e del commercio si volle contenere la presenza ebraica secondo appunto un quinto degli occupati.
Alla Camera dei Deputati i partiti politici di Sinistra cercarono di difendere gli ebrei, mentre l'estrema destra fu molto scontenta della proposta di legge, giudicata troppo permissiva. Ciononostante il Senato – dove era maggiormente rappresentata l' aristocrazia – non rigettò la proposta.
La legge aveva un fondamento religioso, ma conteneva anche elementi razziali. Secondo la legge era "ebreo" chi praticava la religione israelitica ma anche quelli che si erano battezzati dopo il primo agosto 1919, giorno in cui aveva abbandonato il Paese il rivoluzionario comunista ed ebreo Bela Kun. Venne previsto un trattamento più favorevole solo per le vedove, gli orfani e gli invalidi di guerra.
Sarebbe errato addossare ai partiti di estrema Destra la totale responsabilità dell' attivazione della normativa antisemita nel 1938 in Ungheria. In realtà anche nel partito di governo dominava un sentimento fortemente antisemita. Questo aspetto e la forza parlamentare del partito, determinó la sorte della proposta di legge antiebraica.
La legislatura antisemita in Ungheria nel 1938 fu il risultato finale di interessi e considerazioni che agirono congiuntamente nei vari, significativi segmenti della società. I gruppi dirigenti ungheresi decisero l'introduzione della legislazione antiebraica, con il dichiarato intento di risolvere i problemi di politica estera ed economica. Ovviamente le ragioni economiche non furono esplicitate cioé, ad esempio, la volontà di impadronirsi e spartirsi i beni ebraici. Ufficialmente la legislazione razziale venne giustificata con ragioni ideologiche e religiose. Addirittura una parte della società ungherese riteneva che le leggi antiebraiche fossero "redenzione degli ungheresi".
Le leggi antiebraiche avevano assuefatto la società ungherese all'idea della possibilità dell' espulsione.
Bibliografia
Az 1935. évi április hó 27-ére összehívott országgyűlés képviselőházának Irományai. X. kötet. Az Athenaeum Irodalmi és Nyomdai Rt. Kiadása, Budapest, 1938
Braham, Randolph. L. (szerk.): Tanulmányok a Holokausztról. IV. Presscon Kiadó, Budapest, 2006
Erényi Tibor: A zsidók története Magyarországon a honfoglalástól napjainkig. Útmutató Kiadó, Budapest, 1996.
Hamp Gábor, Horányi Özséb, Rábai László (Szerk.): Magyar megfontolások a Soáról. Kiadja a Balassi Kiadó-Magyar Pax Romana Fórum Pannonhalmi Főapátság. Bp.-Pannonhalma, 1999.
K. Farkas Claudia: Jogok nélkül. A zsidó lét Magyarországon, 1920-1944. Napvilág Kiadó, Bp., 2010.
La residenza del barone Kornfeld
La residenza del barone Kornfeld
In basso:la legge sul numero chiuso

In alto: un libro sul numero chiuso
In basso una seduta del Parlamento ungherese

