Il
carteggio "Spritzman" all'ISSR di Parma: come si ricostruisce la storia
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Samuel Spritzman era nato nel 1904. L'emanazione delle leggi razziali fasciste
lo colse mentre era impiegato a Milano alla Magneti Marelli. Venne forzato a
firmare la dichiarazione di appartenenza alla "razza ebraica" il 2 marzo 1939
e costretto a rientrare a Torino, allora sua città di residenza. Immediatamente
dopo, il 5 aprile 1939, l'ufficio del personale della Magneti Marelli lo licenziava
in tronco. Non gli venne neppure consentito di ritirare i suoi effetti personali
dall'ufficio.
Da questo momento inizia una lunga trafila di umiliazioni e vessazioni. Dal
giugno del 1940 Spritzman venne incarcerato prima a Parma, successivamente confinato
a Nepi, in provincia di Viterbo dal 10 luglio al 3 dicembre 1940. A Roma venne
detenuto nelle carceri di Regina Coeli. Ammalatosi gravemente nel marzo 1942,
venne trasferito nel campo di concentramento di Corropoli presso Teramo e poi
internato a Parma.
Nuovamente detenuto venne inviato il 18 novembre 1943 al campo di concentramento
di Scipione presso Salsomaggiore. Qui subì le attenzioni delle SS il
15 gennaio 1944 che gli offrirono di collaborare come ingegnere allo sforzo
bellico tedesco. A questa proposta Spritzman rispose che "secondo il suo punto
di vista le persone nelle sue condizioni politiche, sociali e nazionali che
accettavano di collaborare non potevano che essere dei traditori, vigliacchi
e criminali".
Le SS gli prospettarono la possibilità di impiegarlo contro la sua volontà.
Spritzman si limitò a rispondere che in questo caso "il sabotaggio sarebbe
stata una giusta e naturale azione nei riguardi dell'Asse e delle sue organizzazioni
tecniche".
Il 21 febbraio 1944 venne trasferito dapprima alle carceri Bologna e poi di
Verona. Sprtizmann e i suoi 24 compagni di prigionia del carcere del Forte San
Leonardo e San Mattia vennero adibiti allo scavo di bombe inesplose a Verona,
Mantova, Piadena e Cremona. Passò sotto la custodia dei tedeschi che
lo internarono nel campo di concentramento di Bolzano e successivamente di Merano.
Venne anche impiegato in un campo segreto delle SS a Certosa in Val Senales.
Il 28 ottobre 1944 venne inviato ad Auschwitz. Il trasporto comprendeva in tutto
196 persone.
Spritzman registrò i nomi dei suoi compagni di sventura che viaggiavano
sul suo vagone. All'arrivo vennero selezionati 59 uomini che vennero marchiati
con i numeri da 199858 a 199883 e da B-13710 a B-13742, Samuel Spritzman divenne
il detenuto B 13735. Gli altri, come testimonia Spritzman in una sua dichiarazione,
vennero uccisi a colpi di arma da fuoco essendo troppo pochi per essere avviati
alle camere a gas.
Spritzman venne detenuto nel Lager di Birkenau . Successivamente venne spostato
nel "Block 11". Che Spritzman sia sopravvissuto a questa prova è di per
sé miracoloso. Il "Block 11" era infatti il luogo nel quale la Gestapo
del campo interrogava i cosiddetti "politici" infliggendo loro orribili forme
di tortura.
Probabilmente il 18 dicembre 1944 Spritzman ed altri 28 detenuti vennero trasferiti
da Auschwitz al campo di concentramento di Gross Rosen e sistemati nel sottocampo
di Breslau-Lissa per costruire magazzini destinati ad impianti tecnici e materiali
edili diversi trasportati dal campo di Auschwitz. Fu probabilmente questo incarico
che, allontanandolo da Auschwitz, salvò la vita a Spritzman. A Gross-Rosen
ricevette il secondo numero: J 91639.
Nel febbraio 1945 Spritzman si trovava nel campo principale di Gross-Rosen e
questo fu probabilmente il suo secondo caso fortunato. Mentre infatti i prigionieri
dei campi satellite vennero trasferiti a piedi, quelli del campo principale
vennero caricati su dei treni. Ciononostante anche su quel convoglio si registrarono
numerosissimi casi di morte. Così Spritzman arrivò a Dachau nel
sub-campo di Landshut. Qui la mattina del 9 maggio 1945 veniva liberato dalle
truppe statunitensi.
Il carteggio "Spritzman"
I documenti che qui presentiamo sono il frutto della collaborazione e gentilezza
di Ivano Ferrari, curatore e custode del Museo Ebraico di Soragna in provincia
di Parma. Pubblichiamo qui cinque documenti da quel piccolo carteggio sopravvissuto
al tempo:
1)
Lettera del 28 dicembre 1945 di Spritzman a
un non meglio identificato "Michele". In essa Spritzman descrive tutto
lo stato di difficoltà in cui si trova dopo essere tornato dai campi.
2)
Lettera del 21 ottobre 1945 di Giulio Tedeschi
a Spritzman. Giulio Tedeschi domanda informazioni sulla sorte di suo fratello
Amedeo Emanuele. Inizia così la parte più interessante del carteggio.
La risposta darà modo a Spritzman di descrivere la sua odissea.
3)
Lettera del 2 aprile 1946 (probabilmente indirizzata
a Giulia P.). Si tratta della lunga dichiarazione nella quale Spritzman narra
le terribili vicende occorse dapprima nel lager di Bolzano e poi in quello di
Auschwitz ad Amedeo Emanuele Tedeschi e a lui.
4)
Lettera del 7 aprile 1946 (probabilmente indirizzata
a Giulia P.) Si tratta di una seconda dichiarazione con ulteriori precisazioni
riguardo alla sorte di Amedeo Emanuele Tedeschi
5)
Lettera del 10 maggio 1946 di Giulia P. a Spritzman