Il
carteggio "Spritzman" all'ISSR di Parma: come si ricostruisce la storia
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sono
ancora in una divisa tipo Auschwitz.
E domani mi cambio! »
Lettera a Michele
Parma, 28 dicembre 1945
Michele carissimo, Ti prego di perdonarmi se sino ad oggi non ti ho scritto!
Ti abbraccio e ti chiedo perdono. Ma quante volte penso con affetto a te. Caro
amico, la battaglia per la ricostruzione della mia vita è durissima!
Io ero stupido, un illuso quando ti mi vidi all'arrivo. Ogni giorno in poi mi
dimostrò quanto è dura, che condizioni impossibili circondano
un individuo che deve ricostruire tutto da capo. Si aggiunge anche (il) mio
difetto di voler possibilmente fare tutto da solo e soprattutto di non sfruttare
la situazione come fanno gli altri. Molti problemi li ho risolti. Lavoro soprattutto.
Andrò alla Magneti. Per ora in cura. Ma, tra poco riprendo servizio.
Siccome quel posto non mi permette di arrivare modestamente alla fine del mese
ho dovuto cercare altro lavoro supplementare ed è trovato sembra un po'
di lavoro editoriale. Per ora nulla di positivo. Sto dando ultimi colpi alla
sistemazione di mie povere cose. Ho la schiena rotta per giorni e giorni di
lavoro in cantina nella raccolta di miei libri e soprattutto lavori ed appunti.
I topi sono miei nemici personali. Ho sistemato alla bella meglio il mio corredo.
Appena il necessario, minimo ed indispensabile, ma ho dovuto tirare fuori per
me un patrimonio. Bisognerebbe quasi, quasi prendere un mitra e fare il mercato
nero. Purtroppo sono un incapace in quel ramo. Arrivo al punto di rifiutare
risarcimento in danni come ex internato cui non fu nemmeno pagato la norma giornaliera.
Non è una somma grande credo intorno venti mila lire. Ma io vedendo l'Italia
in questo stato non mi sento. Adoro troppo questo paese travagliato con gente
così buona. Ecco non mi sento. Mi dai anche tu del fesso come alcuni
altri? Spero di no! Vedi io se lavorerò due notti intorno ad una traduzione
e studi bibliografico ed in laboratorio di prova, quel lavoro mi procurerà
i mezzi che mi danno tanta soddisfazione . Cose modeste ma, mie tutte mie dovute
al mio lavoro. Ma tante cose non sono riuscito ancora a metter a posto. Ho preso
una brutta influenza. Con bronchite. E sai dormire in una stanza senza vetri
non è molto igienico. Adesso ti scrivo in cantina, una cantina lussuosa
ma fredda accidenti. In mezzo ai miei scartafacci e casse oramai piene. A proposito
quando penso al trasporto a Milano mi vengono i brividi. Quasi, quasi prima
dovrò impugnare il mitra ed andare ad assalire qualche figlio di questi
corrieri sanguisughe per procurarmi i mezzi necessari per il trasporto. Mi viene
da ridere se penso alla faccia che faranno i miei padroni di Milano, quando
mi vedranno arrivare con tutta questa roba nella stanza da pranzo dove sta il
mio brandolino. Rido di gusto al pensare! Ho ancora molte pratiche da sistemare,
un lavoro enorme che difficile di svolgere in cantina! Non appena a posto ti
darò un resoconto completo. Ti farò elenco dei miei corrispondenti
tecnici, amici all'estero ed allora speriamo di poter fare qualcosa di fecondo.
Mi sono messo al contatto con molti. Manca un coordinamento generale e anche
un coordinamento del sottoscritto ·. Pensa caro Michele che sono ancora in una
divisa tipo Auschwitz. E domani mi cambio! Abbasso il 1945 ed evviva 1946! Morte
le roi! Vive le rei! E che programma di abbigliamento! Sfoggierò il tuo
vestito, messo a puntino da un sarto. E le scarpe di tuo suocero. Farò
svenire i buoni parmigiani. Essi resteranno abbagliati di veermi così
gaga, dopo essersi abituati a vedermi così scalcinato. Ho ricevuto in
regalo un vestito dalla Cooperativa della FIAT degli operai ed impiegati, ma
sfodero il tuo anche perché ha diritto di precedenza assoluta del caro
amico che mi dette il benvenuto dall'inferno di Auschwitz. Non so dove passare
la notte di Capodanno. Non ho nessuna simpatia come famiglia! Avrei molte care
famiglie invece a Torino, diverse. Ma, mi piacerebbe tanto di passarle nell'ambiente
meraviglioso di tuo suocero. Sarebbe stata una cosa meravigliosa ed io rimpiango
di non poterlo fare. Tra pochi minuti devo andare a lavorare per mettere a posto
i bauli. Non so se quando concluderò la definitiva partenza per Milano.
Spero al più tardi nella seconda quindicina di gennaio. E Dio, buon Dio,
me la mandi buona. Ed ora caro michele ti abbraccio con tanto affetto e mando
a te, tua signora il tuo suocero e tutte le care persone che ho trovato in casa
vostra i miei fraterni auguri di tanta fortuna e salute. Possano gli anni lunghi
di sofferenze inaudite darmi come ricompensa la fortuna e la felicità
dei miei cari e buoni amici. Scrivimi quando vuoi e quando puoi ogni tua riga
mi farà piacere, come pure gli scritti di tutti i tuoi. Scrivimi della
vostra vita e se ti senti dammi tu ed altri i particolari della Vostra grande
famiglia che io adoro perché proprio mi manca e perché ho sempre
ammirato, ma ne ho viste poche famiglie così. Tanti cari saluti dal tuo
PS. Ti prego di consegnare le due lettere allegate al Don Carlo e Istituto Giacomelli.
Salutami il dott. Reichenbach e fagli capire che io sono molto triste e di aver
dovuto dargli la brutta notizia. Ma, non so, credo sia necessario perché
una famiglia lo deve sapere.