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Il carteggio "Spritzman" all'ISSR di Parma: come si ricostruisce la storia - 4

«…la sua voce era rauca e non aveva più nulla di umano»
[La dichiarazione di Spritzman riguardo alla morte di Amedeo Emanuele Tedeschi fu preparata per essere battuta a macchina da Giulia P. in più copie. Così si spiega l'aggiunta finale che secondo Spritzman si sarebbe dovuta aggiungere alla parte del testo riferita ai fatti accaduti nel Lager di Bolzano. Abbiamo rispettato integralmente il testo della lettera senza fare alcuna correzione. G.D.M.]


Milano, 2 aprile 1946

Possibili varie copie

Dichiarazione

Io, sottoscritto Samuel Spritzman, di fù Elia, abitante a Milano in Via della Maggiolina NĄ 25 con la presente mi sento in dovere di fare le seguenti dichiarazioni in merito al martirio subito dal Sig. Amedeo Emanuele Tedeschi di Torino:

Durante la mia permanenza nel campo di Bolzano (SS - Durchgang Polizeilicher Lager) sono stato spesso a colloquio con il Sig. Amedeo Em. Tedeschi ed abbiamo fatto amicizia. Il Sig. Amedeo Tedeschi era molto miope e di salute molto cagionevole. Egli soffriva vari disturbi provocati dalle solite condizioni dolorose della vita nei campi di concentramento . Cibo insufficiente, mancanza di aria (tre letti in fila uno sopra l'altro), sporcizia, maltrattamenti generali. Oltre a questo egli soffriva soprattutto di terribili cefalee. Di frequente lo si vedeva seduto chinato nella sua branda stringendo la testa tra le mani e si vedeva quante terribili sofferenze doveva sopportare questa persona. Tutta la sua figura caratteristica denotava una persona di salute delicata e minata da vari mali .

Di natura mite e buona, il Sig. A. Tedeschi era sempre pronto ad essere utile per i suoi compagni e divideva con loro tutto quel che possedeva. - Spesso offriva la propria minestra ad altri che egli considerava maggiormente bisognosi. La sua mitezza gli provocava spesso degli incarichi poco belli come p. es. lavoro presso i gabinetti di decenza, che egli compiva con serenità senza lamentarsi.

Una mattina del mese di settembre 1944, nella baracca F ove egli era dislocato fu prescelto un certo numero di internati per eseguire un lavoro all'esterno del campo di concentramento. Tale lavoro consisteva nel trasporto del legname di costruzione che si trova al lato destro del muro di cinta esterno al campo. L'enorme catasta di legname di varie forme e tipi doveva essere trasportata vicino all'ingresso principale del campo per proteggere un deposito interrato di carburanti. Tra i prescelti per tale lavoro si trovò il sottoscritto ed il Sig. Amedeo Tedeschi. Arrivati sul posto di lavoro alla ns. squadra è stato adibito come capo un SS di origine ucraina. Un individuo feroce e sadico. Egli pretese che ognuno di noi trasportassimo (SIC) sulle spalle delle fascine di legname in tavolette di peso complessivo superiore ad 85 kg. ogni fascina. Il sottoscritto, benché di robusta costituzione ed allenatissimo a lavori del genere in altri campi per lunghi anni, riusciva a mal pena arrivare sul posto destinato e sentiva la schiena letteralmente rotta, non tanto per il peso, quanto anche per la forma del carico. Il lavoro procedeva nel solito modo: due scaricatori disposti sulla catasta prelevavano la fascina e la caricavano sulle spalle del compagno. Arrivato il turno del Sig. Tedeschi, egli appena ebbe ricevuto il carico sulle spalle, cadé (sic) immediatamente disteso sulla terra, perché la sua costituzione fisica non gli permetteva di sopportare nemmeno un quarto di tale carico. - l'SS di guardia non volle assolutamente tener conto di tale impossibilità fisica del Sig. A. Tedeschi e così ebbe inizio una delle più selvagge ed odiose scene alle quali il sottoscritto abbia avuto occasione di assistere durante lunghi anni di permanenza nelle carceri nazi-fasciste. - Egli cominciò a dare dei calci al Sig. Tedeschi ed urlarae in tedesco che il "maledetto ebreo" per forza doveva eseguire tale lavoro e non doveva fare lo scemo. Il carico venne applicato per 5, 6, 7, 8 volte consecutive e sempre con il medesimo risultato: il disgraziato compagno cadeva come un masso sotto il carico che non reggeva nella fanghiglia. Egli gridava: "Non posso! Non posso!" il sottoscritto accorse al suo appello di spiegare in tedesco, che egli non era in grado tener su tale carico. Il sottoscritto spiegò in tedesco con la maggior grazia che gli fu possibile (data l'indignazione che soffriva) al SS: "guardate, signor SS, il compagno è pieno di buona volontà, egli vuol lavorare, ma è un po' debole di costituzione. Dategli dei carichi più leggeri e vederete come egli lavorerà di buona lena". In risposta l'SS prese un frustino da un suo collega e dette una frustata al sottoscritto tra il viso ed il collo facendo una ferita sanguinante.

Le sevizie del disgraziato A Tedeschi aumentarono sempre di intensità e di selvaggio furore. Un tipico caso di sadismo, frequente negli elementi degli SS. Prima fu battuto con frusta poi ricevette colpi con calcio di una rivoltella e minacciato con quella rivoltella. Il sottoscritto ed altri compagni furono terrorizzati dalla scena selvaggia. Molti forti e coraggiosi compagni si muovevano rapidamente con il gravoso carico sulle spalle per evitare anche loro un trattamento analogo. Quest'ultimo fatto provocava un sorriso di scherno e di trionfo su altri SS che con compiacenza assistevano al fatto. In uno dei ritorni verso il luogo di carico, il sottoscritto vide il disgraziato A. Tedeschi in ginocchio a mani stese in preghiera a gridare: "Pietà, pietà! Prego pietà!" la sua voce era rauca e non aveva più nulla di umano. In un altro dei ritorni verso il luogo di carico, il sottoscritto vide il medesimo seviziatore togliersi il cinturone militare. Tale cinturone porta davanti una placca di metallo. Su questa placca oltre al segno della Wermacht c'e' la scritta: "gott mit uns" = "Dio è con noi". Presa la cintura in mano, il seviziatore con narici dilatate chi sa, se dal furore o gioia sadica, cominciò a colpire sul viso il disgraziato e la placca metallica come il piombo dei frustini dei cosacchi, lacerava il viso del disgraziato. Tutto il fatto durò tanto tempo quanto durò il trasporto in quella mattina. Fortuna volle allora, che non fu troppo lungoˇ perché se durava ancora pochi minuti, il Sig. A. Tedeschi non usciva vivo da quella prova. L'arrivo di un maresciallo degli SS pose termine alle sevizie, dato che dovevamo rientrare in campo. Non si può descrivere come il disgraziato ha raggiunto in quel stato il campo. Egli perdette i suoi occhiali. Era una larva, un ammasso di carne maciullata per fortuna i medici di campo erano bravi, buoni ed allora godevano di una certa autorità. Il signor Tedeschi fu immediatamente avviato in infermeria.

Un'altra fortuna era costituita dalla presenza nel campo del Prof. Dott. Dienna di Torino. Grande uomo di buon cuore. Egli prese sotto la sua protezione il Sig. Tedeschi e non lo abbandonò fino alla partenza in Germania. Dopo circa tre settimane di intense cure il Sig. A. Tedeschi riuscì piano piano a guarire. Il sottoscritto nel frattempo dovette lasciare il campo di Bolzano perché avviato nel campo segreto delle SS di Certosa (Karthaus) in Val Senales ove lavorò con altri compagni. Il sottoscritto rivide il Sig. Tedeschi in seguito nella tradotta nel terribile viaggio verso la Germania. Arrivati a Birkinau (sic) nella stessa mattinata dell'arrivo il Sig. Tedeschi fu ucciso e cremato dai Tedeschi nel medesimo campo.

Forse qualcuno penserà che il destino è stato questa ultima volta troppo crudele con lui? Il sottoscritto non condivide tale opinione. é stato meglio per il Sig. A. Tedeschi di finire subito all'arrivo questa terribile prova, alla quale in Auschwitz hanno potuto resistere pochissimi. Egli avrebbe inutilmente sofferto ancora per un certo tempo per finire lo stesso a rimettere la vita. La sua fine non è stata dura. Egli è stato fucilato alla nuca. Quella partita dei nostri compagni di ottobre era troppo piccola per essere sottoposta all'avvelenamento con "Cyclon" (cianuro di potassio in uso a Birkinau). In quel caso venivano fucilati con un colpo solo alla nuca. Così risulta al sottoscritto dalle dichiarazioni di testimoni oculari ebrei facenti parte di "SONDER KOMANDO", cioè la squadra addetta ai forni crematori. In ultimo, il sottoscritto dichiara quanto segue: Il Sig. Amedeo Tedeschi appartiene al gruppo di persone completamente innocenti vittime della barbarie nazifascista. Sono persone che devono essere compatite più di qualsiasi altre. Con questo il sottoscrito desidera dire che non si trattava di un politico il quale è pronto a sacrificarsi per la sua idea e sa verso quale pericolo va e cosa rischia. La ferocia germanica si accaniva tremendamente contro tali vittime innocenti e noi dobbiamo onorarli e stimarli come dei martiri. Il sottoscritto rivolge riverente pensiero al morto, ai suoi disgraziati parenti, ai milioni di vittime simili, israelite e non israelite e loro superstiti parenti.

In fede

- un altro periodo da aggiungere a pagina 4 - al ritorno verso il campo nacque un significativo battibecco tra l'SS seviziatore ed un'altra giovane guardia delle SS di origine ucraina. Quest'ultimo ha qualificato in lingua russa il proprio compagno con parole: carnefice, assassino, vigliacco. L'altro lo minacciò con la denuncia alle autorità superiore per eccessiva mitezza d'animo. Ma il giovane non si intimorì e disse: "Tu fai il feroce con i deboli che non possono reagire nemmeno con i pugni, ma non attaccheresti nemmeno un politico disarmato se quello è forte. Sei un vigliacco e finirai come tutti i vigliacchi e chi sa che io stesso non ti farò la festa" ˇ. Pochi hanno capito le parole, ma il significato delle parole si leggeva nel viso indignato della giovane guardia
 
lettera
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