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I negazionisti italiani - 1
Gli inizi – I negazionisti nazisti e neonazisti
Per lunghi anni di negazionismo in salsa italiana non si sentì parlare.
L’esistenza di una destra neofascista che si presentava come diretto prolungamento dell’esperienza del regime, con particolare riferimento al periodo della RSI, aveva creato una situazione del tutto inedita nel panorama della destra radicale (3) europea.

La categoria storiografica di “nazifascismo” veniva radicalmente rifiutata dagli intellettuali d’area, mentre l’MSI si presentava come l’erede delle teoriche sociali dell’ideologia fascista (4): la legislazione antisemita mussoliniana era presentata come “moderata” e l’atteggiamento del regime nei confronti dell’alleato tedesco – su questo punto specifico – era considerato da una parte politicamente opportunistico e dall’altra critico. Opportunistico, in quanto l’alleanza fra Germania e Italia aveva suggerito di “importare” in minima parte l’antisemitismo d’oltralpe per cementare ancor più – dal punto di vista formale – la comunione di scopi e d’intenti fra i due regimi; critico, giacché la persecuzione degli ebrei non veniva messa in dubbio, ma era considerata prettamente “cosa tedesca” (5).
Nel paese europeo che presentava il maggior partito neofascista, il negazionismo non godeva di particolare fortuna.

E’ quindi necessario attendere la nascita della galassia di gruppi e gruppuscoli della destra estrema e radicale per trovare i primi documenti negazionisti, necessariamente tributari degli scritti prodotti in altri paesi e quindi ancora allo stadio di mera ripetizione di concetti e parole d’ordine altrui: in particolare, pensiamo al gruppo di Ordine Nuovo e al gruppo di AR – ruotante attorno alla figura di Franco Freda – che all’inizio degli anni ’60 pubblicò un documento politico ricalcante alcune delle tematiche tipiche del negazionismo, con particolare riferimento alle teorie di Paul Rassinier (6). Ma siamo ancora in una fase iniziale: in mancanza di studi storiografici o pseudostoriografici, ci si rifugia nelle domande retoriche, chiedendosi come mai i tedeschi “impegnati in una guerra che assumeva sempre più un ritmo esasperato […] avrebbero dovuto impiegare – distraendoli dagli scopi immediati della guerra – una enorme quantità di mezzi per trasportare milioni di esseri umani da un capo all’altro dell’Europa […]” (7). Si condisce questa espressione con una serie di frasi antisemite, che costituiscono il vero centro focale della riflessione politica sugli ebrei. Il negazionismo in quanto tale non ha ancora sufficientemente attecchito.
Né d’altro canto ha maggior successo la diffusione delle traduzioni delle opere di Paul Rassinier “La verità sul processo di Auschwitz”, “La menzogna di Ulisse” e “Il dramma degli Ebrei” (8). Per anni non si sentì parlare ancora di “negazionismo all’italiana”.

Nel 1978 la casa editrice neonazista Le Rune pubblica il saggio di Richard Harwood, “Auschwitz o la soluzione finale. Storia di una leggenda” (9), così come per le Edizioni Sentinella d’Italia esce nel 1979 “Lettera al Papa sulla truffa di Auschwitz” di Léon Degrelle (10). Il primo è una sorta di vademecum tascabile del negazionista in erba, essendo una specie di breviario di tutte le principali teorie dei negazionisti, mentre il secondo è uno smilzo pamphlet negazionista, provocatoriamente in forma di lettera aperta al Papa Giovanni Paolo II. Praticamente, nessuna novità rispetto alle tesi di Rassinier: di differente ci sono le esplicite dichiarazioni antisemite, che inseriscono questi due libri all’interno del classico filone direttamente riconducibile alle teoriche naziste.

[L.V. segue>>]


  
3) Sul concetto di destra radicale vedi P.Ignazi, L’estrema destra in Europa, Bologna, Il Mulino, 2000 (Prima ed.1994).
  
4) Vedi P.Ignazi, Il polo escluso. Profilo del Movimento Sociale Italiano, Bologna, Il Mulino, 1989.
  
5) E’ da notare che l’antisemitismo della RSI è spesso stato un “buco nero” nella pubblicistica della destra italiana. Vedi in proposito le osservazioni di F.Germinario, L'altra memoria. L'estrema destra, Salò e la Resistenza, Torino, Bollati Boringhieri, 1999. Ecco invece come descrive la tematica generale dei rapporti fra destra italiana e nazismo Piero Sella, uno dei maggiori esponenti dell’attuale neonazismo italiano: “Ed ecco il neofascismo […] chinare la testa, respingere come infamante l’etichetta “nazionalsocialista” ed accodarsi, come richiesto dalle circostanze, alla cultura della demonizzazione della Germania nazionalsocialista […]. Non poteva mancare in tale quadro (anche il) corollario al dogma dell’Olocausto”, P.Sella, Cinquant’anni dopo: Repubblica Sociale, fascismo, Germania nazionalsocialista, in “L’Uomo Libero”, (XIV), Aprile 1993, n.36, p.49.
  
6) A.Monti, in “Avanguardia”, n.45, 1991, pp.19-20.
  
7) Ivi, pp.19-20.
  
8) Editi rispettivamente da I Quaderni di Ordine Nuovo, 1965; Le Rune, 1966; Edizioni Europa, 1967.
  
9) Richard Harwood (pseudonimo di Richard Verrall) è l’editore del periodico del movimento neonazista inglese British National Front Spearhead.
  
10) Léon Degrelle (1906-1994) fu il fondatore nel 1935 del Movimento Rexista, partito belga di ispirazione nazista. Volontario di guerra nelle Waffen-SS, pluridecorato, fuggì nel 1945 in Spagna. Visse fino alla morte in quel paese, onorato e rispettato come un’icona da tutto il movimento neonazista internazionale. Aderì esplicitamente al negazionismo solo negli anni ’70. Nel 1982 presentò un suo saggio alla Conferenza Revisionista del Journal of Historical Review.