Le vere novità però provengono da oltralpe: è nel 1978
che esplode in Francia il “caso Faurisson”
(
11).
In realtà, gli esiti del “caso” saranno più o meno
gli stessi in Francia come in Italia: da una parte il risveglio o la nascita
delle tematiche negazioniste
tout court, dall’altra la nascita
del negazionismo marxista.
Per quanto riguarda il secondo aspetto, bisogna ricordare l’adesione alle
teorie di Faurisson da parte di alcuni militanti dell’estrema sinistra
francese: Pierre Guillaume e Serge Thion in primo luogo
(
12).
Il gruppo di negazionisti marxisti francesi ruota quasi tutto attorno alla casa
editrice La Vieille Taupe, che in pochi anni si trova a presentare in catalogo
testi apertamente antisemiti e – recentemente – anche un benevolo
volume di interviste e testimonianze di e su Osama Bin Laden
(
13).
Per un’inquadratura ancor più a tutto tondo, bisogna anche ricordare
la recente corrispondenza intercorsa fra Guillaume (a nome de La Vieille Taupe),
il gruppo negazionista italiano Nuovo Ordine Nazionale e i neofascisti del Movimento
Fascismo e Libertà, con successivo invito a Guillaume a partecipare ad
una Conferenza internazionale di revisionismo storico organizzata dal Movimento
Fascismo e Libertà, tenutasi a Trieste il 25/26 maggio 2002. L’invito
– a dispetto delle presumibili abissali differenze ideologiche - fu volentieri
accettato
(
14).
Sulla scia de La Vieille Taupe, anche in Italia nacque una “corrente”
negazionista marxista, che vede come principali – ma sarebbe meglio dire
“quasi unici” – rappresentanti Andrea Chersi e, soprattutto,
Cesare Saletta.
Andrea Chersi è noto per il suo proporre testi di rottura e provocatori,
ed in effetti niente più che una provocazione appare la sua traduzione
di alcuni saggi negazionisti di Faurisson e Thion
(
15).
Un caso isolato, cui nulla fece più seguito.
Ben altra profondità di intenti presenta invece l’opera di Cesare
Saletta (comunista di stretta osservanza bordighista), a far data da quel
“Note
rassinieriane (con appendice sulla persecuzione giudiziaria di R.Faurisson)”
(
16), che si può a ben diritto considerare il primo
vagito del negazionismo marxista italiano.
Per Saletta c’è una diretta connessione fra una questione
storica
e una questione
politica relativa alla Shoah
(
17).
Quest’ultima ruota attorno al ruolo che gli ebrei giocano nella civiltà
capitalista:
“Sarebbe somma ipocrisia fingere
di non vedere che, nella forma storica assunta dal capitalismo nel mondo euroamericano,
questa porzione della élite [NDR: gli ebrei],
integrata come forse nessun’altra nell’economia e al tempo stesso
autosegregata socialmente in base ad un criterio di specificità culturale,
ha acquisito un peso che non ammette sottovalutazioni: uno dei frutti avvelenati
di cui ci gratifica il capitalismo sinistramente sopravvissuto alla fase storica
nella quale il proletariato sembrò avviato a distruggerlo a breve o a
medio termine è il riproporsi di una questione ebraica”
(
18).
Se a questo aggiungiamo che il sionismo per Saletta è la trionfante
“soluzione
reazionaria della questione ebraica” (
19),
alla quale bisogna marxisticamente rispondere con una scelta di verità
(
20), dato per assunto che ci sia un importante
“ruolo
della menzogna nell’ordine sociale borghese”
(
21), ecco già definiti i cardini fondamentali del
perché Saletta sia un negazionista, pur non avendo svolto alcuna
ricerca autonoma sulla Shoah
(
22).
Per descrivere ancor meglio quali siano le premesse ideologiche del negazionismo
di Saletta – che in definitiva ne costituiscono l’essenza –
bisogna anche ricordare la ripresa dell’assunto di Amedeo Bordiga per
la quale
“il peggior prodotto del fascismo sarebbe
stato l’antifascismo” (
23).
In ultima analisi, Saletta ritiene che chi afferma la veridicità della
Shoah abbia servito il doppio imperialismo sovietico/americano, entrambi di
fatto succubi degli ebrei:
“un popolo che aveva
cessato di essere tale da circa duemila anni per trasformarsi in un gruppo sociale
a caratterizzazione religiosa” (
24).
Più specificamente, gli strali di Saletta si rivolgono verso
“l’élite economica ebraica, [la]
porzione ebraica della élite economica
mondiale” (
25).
Che cos’è quindi il Lager per i negazionisti marxisti? E’
il luogo in cui avviene la
“caricatura del lavoro
salariato” (
26),
“un
fenomeno generale dell’epoca moderna […], una risposta al problema
delle migrazioni forzate economiche o politiche”
(
27).
Concretamente,
“i campi sono un prodotto del
capitalismo non solo nella loro origine ma anche nel loro funzionamento”
(
28).
In conclusione, l’inserimento del concetto di sterminio - e del concetto
di sterminio a sfondo razziale - è quindi per i negazionisti un
ballon
d’essai, lanciato dal totalitarismo capitalista e dal totalitarismo
stalinista per controllare il passato e controllare il futuro
(
29). A nulla vale la scomparsa dell’URSS, giacché
gli
“enormi interessi” in gioco
possono essere addirittura
“fatti più
aggressivi dal venir meno della bipolarità USA-URSS”
(
30).
Dalla fine degli anni ’70 la casa editrice di sinistra estrema Graphos
ospiterà sempre più di frequente nei suoi cataloghi una nutrita
serie di autori negazionisti, facendola diventare di fatto la prima casa editrice
italiana negazionista di matrice non neonazista
(
31).
[L.V. segue>>]
11) Robert Faurisson (nato nel 1929) è stato professore
di letteratura all’Università di Lione. Dalla fine degli anni ’70
la sua produzione sui temi cari ai negazionisti è stata assai prolifica.
E’ da considerarsi il capofila dei c.d. “negazionisti tecnici”:
autori che concentrano i propri studi sulle implicanze chimiche, linguistiche,
ingegneristiche e storiografiche della Shoah, alla ricerca di un’
altra
interpretazione della storia. Fra il mese di novembre del 1978 e il mese
di gennaio del 1979, rilascia due interviste – la prima al
Matin de
Paris, la seconda a
Le Monde – cui segue una vivace polemica
fatta di repliche e controrepliche: per Faurisson
“Non
ci sono mai state camere a gas nei campi di concentramento”.
12) Del primo ricordiamo
Droit et histoire, La Vieille
Taupe, 1986 e
Della miseria intellettuale in Francia in ambiente universitario
e specialmente nella corporazione degli storici. Jean-Claude Pressac, preteso
demolitore del revisionismo olocaustico, Graphos, 1996 (prima ed. in francese
nel 1993). Del secondo Vérité historique ou
vérité
politique? L’affaire Faurisson, La Vieille Taupe, 1980.
13) Ben Laden,
Le spectre du terrorisme. Déclarations,
interviews, Témoignages sur Oussama Ben Laden, Paris 2001.
14) Vedi http://aaargh.vho.org/fran/archVT/vt02/vt020331.html.
15) A.Chersi (a cura di),
Il caso Faurisson, in
proprio, 1983.
16)
L’Internazionalista, dicembre 1981-marzo
1982, n.11, pp.27-37. Saletta è stato denominato impropriamente
“disciple
de Rassinier” da P.Vidal-Naquet ne
Les assassins de la mémoire,
Paris 1987, p.28 nota.
17) C.Saletta,
Premessa a La Guerre Sociale,
Dallo
sfruttamento nei Lager allo sfruttamento dei Lager, Graphos 1994.
18) C.Saletta,
Per il revisionismo storico contro Vidal-Naquet,
Graphos 1993, p. 12.
19)
Ibidem, p.12.
20)
“Bordiga continua[va]
a definire la verità come il solo ossigeno della rivoluzione”,
ibidem, p.12.
21)
ibidem, p.12.
22) Saletta stesso si autodefinisce
“un
semplice lettore che ha sentito la necessità di dar voce alla persuasione
maturata in lui dopo che aveva preso coscienza dei reali termini del problema”,
ibidem, p.14.
23)
Ibidem, p.9.
24)
Ibidem, p.30.
25)
Ibidem, p.12.
26) La Guerre Sociale,
Dallo sfruttamento…,
cit. p.12.
27)
Ibidem, p.13.
28)
Ibidem, p.15.
29) vedi C.Saletta,
Per il revisionismo, cit. p.13.
30)
Ibidem, p.13.
31)
Nel catalogo attuale, Graphos presenta i testi
di alcuni negazionisti “classici”: Arthur R. Butz, R.Garaudy, R.Faurisson,
C.Mattogno, P.Rassinier. Allo stesso tempo, è presente anche
Serbia
ed Europa. Contro l’aggressione della NATO, una raccolta di saggi
fra i quali si notano anche i contributi dei neofascisti M.Tarchi e T.Staiti.