Per quanto il nome di Carlo Mattogno appaia all’interno del
“Lexicon”
dell’
“Informationsdienst gegen Rechtsextremismus”
(Servizio d’informazione contro l’estremismo di destra)
(
32), abbia pubblicato la maggior parte dei suoi studi per
case editrici di ispirazione neofascista o neonazista, per le quali ha anche
curato la traduzione di testi antisemiti di pubblicisti legati agli ambienti
delle SS
(
33) e sia indicato dallo
stesso Saletta come
“personaggio […] di
destra” (
34),
egli si professa un democratico ed afferma anche di aver votato per il partito
radicale
(
35).
Al di là delle tendenze politico/ideologiche di Mattogno, si può
comunque concordare con quanto afferma Saletta, per il quale
“a
tutt’oggi Carlo Mattogno rimane l’unico studioso che l’Italia
abbia dato al revisionismo” (
36).
Il libro che segna l’esordio di Mattogno nel mondo negazionista, dopo
un paio di pubblicazioni minori, è
“Il mito dello sterminio
ebraico”, apparso nel 1985 per le edizioni Sentinella d’Italia
– una delle case editrici neonaziste italiane.
Lo stile è pesantemente influenzato dagli studi di Faurisson, del quale
ricalca la pretesa di
“svolgere ‘ricerche’
animati da un atteggiamento sine ira ac studio nei confronti dell’argomento”
(
37).
La tecnica utilizzata è quella della pesante iperdestrutturazione dei
testi, connessa ad un continuo intersecarsi di diversi livelli di interpretazione
– dal pseudostoriografico all’investigativo – in modo tale
che le parole possono assumere contestualmente diversi significati, tutti eterodiretti
da Mattogno. Espungere frasi dal contesto, connettere fonti disparate e non
omogenee, forzare i contenuti del testo: tutto il classico armamentario del
negazionista tecnico è presente al massimo grado negli studi di Mattogno
(
38), al punto da essere accusato da Faurisson stesso di
“eccesso di erudizione”
(
39).
Ecco quindi che le testimonianze di coloro i quali hanno assistito alle gasazioni
sono radicalmente false o falsificate
(
40),
così come ricorre continuamente un tono assieme di sfida e di scherno
nei confronti degli storici
“di regime”,
di volta in volta
“dilettanti”,
“falsari”,
“plagiatori”,
proni ad un
“dogmatismo ideologico”
ecc.ecc.
(
41).
D’altro canto, anche i documenti troppo probanti in senso contrario alle
sue convinzioni, spessissimo sono per Mattogno semplicemente dei falsi
(
42).
In questa foga cadono alle volte anche alcuni negazionisti: Mattogno ha avuto
modo di scontrarsi sia con Faurisson
(
43)
che con Butz
(
44), ma ciò non gli
ha impedito di crearsi nel mondo negazionista la fama di massimo conoscitore
di Auschwitz
(
45).
Ma alla prolificità di Mattogno è sostanzialmente venuto a mancare
un seguito: la pubblicistica negazionista italiana si limita ancor oggi a ripetere
ad libitum i concetti elaborati decenni fa dai primi negazionisti.
Il contenuto stesso degli studi di Mattogno, con le sue continue citazioni in
tedesco, inglese e francese e un massiccio apparato bibliografico, lo rende
di fatto difficilmente proponibile, soprattutto per la maggioranza dei lettori
che fanno del negazionismo un mero strumento di propaganda politica.
Il negazionismo italiano – con l’esclusione delle pubblicazioni
della Graphos - è stato quindi relegato alle riviste della destra radicale:
“Sentinella d’Italia”,
“Avanguardia”,
ma soprattutto
“L’Uomo libero” e
“Orion”
(
46). Quest’ultima rivista ha dedicato due rubriche
direttamente o indirettamente al negazionismo:
“Sterminazionismo”
e
“Controstoria”, curate da Carlo Mattogno e dal fratello
Gian Pio Mattogno, un cattolico fondamentalista
(
47).
[L.V. segue>>]
32)
www.idgr.de/lexikon/bio/m/mattogno-carlo/mattogno.html
33) F.Germinario,
Estranei alla democrazia. Negazionismo
e antisemitismo nella destra radicale italiana, Pisa, BFS, 2001, p. 81.
34) C.Saletta,
Per il revisionismo, cit. p.9.
35) Dichiarazione rilasciata a M.Scialoja,
L’Espresso,
27 maggio 1990.
36) C.Saletta,
Per il revisionismo, cit. p.14. Il
negazionismo si autodefinisce
revisionismo, in una sorta di atteggiamento
mimetico nei confronti della storiografia nota con questo nome, che ha come
più noto rappresentante Ernst Nolte.
37) F.Germinario,
Estranei alla democrazia, cit.
p.85.
38) Vedi nota
2. Per un’analisi
puntuale delle volute deformazioni storiografiche e logiche di uno studioso
che nel tempo si è scoperto negazionista – David Irving –
vedi R.J.Evans,
Lying about Hitler. History, Holocaust and Irving Trial,
Basic Books, 2001.
39) C.Mattogno,
La critica di R.Faurisson al libro “Kl
Majdanek. Eine historische und technische Studie“, capitolo IX "Erudizione
e crematori“. Ho trovato il testo on-line al seguente indirizzo: http://www.russgranata.com/faurisson.html.
40) Vedi p.es. C.Mattogno,
Il rapporto Gerstein. Anatomia
di un falso, La Sfinge, Parma 1985.
41) Vedi p.es. C.Mattogno,
Olocausto: dilettanti allo
sbaraglio. Pierre Vidal-Naquet, Georges Wellers, Deborah Lipstadt, Till Bastian,
Florent Brayard et alii contro il revisionismo storico, Edizioni di AR,
1996.
42) Un caso particolare. In
Auschwitz: fine di una leggenda,
Edizioni di AR, 1994, Mattogno così conclude rispetto ad un noto documento
analizzato per primo da J.C.Pressac ne
Le macchine dello sterminio. Auschwitz
1941-1945, Feltrinelli, Milano 1994 (prima ed. in francese nel 1993), p.82:
è un falso. La dimostrazione di tale falsità però è
evidentemente indifendibile, per cui Mattogno ritornò specificamente
sull’argomento quattro anni più tardi:
“Die Gaspruefer
von Auschwitz”, Vierteljahreshefte fuer freie Geschichtsforschung
2 (1), 1998, pp.13-22. In questo secondo e ponderoso studio però il documento
analizzato da Pressac non è più considerato un falso, bensì
va interpretato in modo totalmente diverso, ovviamente in linea con le teorie
negazioniste.
43) Vedi nota
39.
44) C.Mattogno,
Osservazioni sull’articolo di A.R.Butz
“Gas Detectors in Auschwitz Crematorium II”. L’articolo
è on-line al seguente indirizzo: http://codoh.com/inter/intitosservaz.html.
45) F.Germinario,
Estranei alla democrazia, cit.
p.81.
46) Ogni rivista fa riferimento ad un particolare settore
di quel contenitore magmatico ed eterogeneo che è oggi la destra radicale
italiana: cattolici e pagani, socializzatori e corporativisti, repubblicani
e monarchici, tradizionalisti, lefebvriani, filoatlantisti, filoarabi ecc.ecc…
Per un’introduzione generale vedi F.Ferraresi, Minacce alla democrazia.
La destra radicale e la strategia della tensione in Italia nel dopoguerra,
Milano, Feltrinelli, 1995.
47) F.Germinario,
Estranei alla democrazia, cit.
p.84.