Esiste un tratto distintivo comune ai negazionisti, a qualsiasi corrente essi
appartengano?
Chi si pone l’obiettivo del recupero dell’ideologia nazionalsocialista
deve liberarsi dal peso della Shoah:
“dopo il
1945, gran parte dei partiti e dei movimenti di estrema destra sono stati essenzialmente
revisionisti: hanno negato o deformato la realtà relativa alla collaborazione
con il nazismo, o hanno ben presto negato il genocidio degli ebrei, tragedia
inammissibile e maggiore ostacolo, almeno fino agli anni ’80, alla loro
credibilità. E quella di essere revisionisti, e persino negazionisti,
è la caratteristica dei ‘vinti della Storia’ che, per sopravvivere
politicamente, sono costretti a riscrivere una storia che non sia loro sfavorevole
e nalla quale possano continuare ad esistere”
(
74).
La negazione è un’attitudine mutuata direttamente dai nazisti.
Le persecuzioni dei malati, degli handicappati, degli omosessuali, degli asociali,
dei testimoni di Geova, degli zingari e degli ebrei sono stati eventi tanto
espliciti quanto occultati.
Espliciti nell’accurata preparazione propagandistica, caratterizzata da
continui richiami all’igiene del popolo e alla purezza del sangue; espliciti
nell’indicazione delle categorie impure o pericolose
(
75); espliciti fino a giungere alla produzione di film di
grosso successo popolare che suggerivano la possibile soluzione di quello che
veniva individuato come un problema: l’eliminazione fisica
(
76).
Occultati nella traduzione pratica: al di là dell’obbligo di segretezza
cui erano tenuti i tedeschi coinvolti nei vari stermini
(
77), al di là della modificazione deformante ed occultatrice
del linguaggio
(
78) testimoniata
dallo stesso Eichmann durante il processo di Gerusalemme
(
79), è lo stesso Heinrich Himmler a definire chiaramente
il tema in un discorso ai suoi comandanti tenuto a Posen il 4 ottobre 1943:
“Mi riferisco all’evacuazione degli ebrei,
all’annientamento del popolo ebraico. Questa è une di quelle cose
che sono facili a dirsi. ‘Il popolo ebreo sarà annientato’,
dice ogni membro del partito. ‘Certo, sta nel nostro programma, l’eliminazione
degli ebrei, l’annientamento, lo facciamo, puf!’. E arrivano tutti
arrancando, 80 milioni di bravi tedeschi, e ciascuno ha il suo ebreo perbene.
D’accordo, gli altri sono porci, ma questo è un ebreo di prim’ordine.
Di tutti quelli che parlano così, nemmeno uno l’ha visto succedere,
nemmeno uno ci è passato. La maggior parte di voi sa che vuol dire vedere
cento cadaveri distesi l’uno accanto all’altro, o cinquecento, o
mille. Essere andati fino in fondo e – a parte casi di debolezza umana
– avere mantenuto la propria integrità, è questo che ci
ha resi duri. Nella nostra storia, questa è una pagina gloriosa che non
è stata scritta né mai lo sarà”
(
80).
Una storia da
non scrivere e da
negare nel momento stesso
in cui essa accade, da parte di coloro i quali ne erano gli attori/autori. La
costante si è mantenuta nel tempo: gli attuali negazionisti neonazisti
sono coscienti della necessità politica e ideologica della negazione,
nella misura in cui riconoscono che la Shoah è
“uno
spettro che fiacca tutti i nostri slanci ideali verso non tutte, ma almeno una
buona parte delle invidiabili realizzazioni o tensioni ideali messe in atto
dal III Reich” (
81).
La necessità di negare la Shoah in funzione della rivalutazione del nazionalsocialismo
non è però collegabile a tutti i negazionisti.
Infatti i negazionisti marxisti – come già visto - negano in nome
dell’ortodossia; i negazionisti tecnici – qualora non si tratti
di negazionisti neonazisti o neofascisti “cammuffati”, quale sembra
essere il caso di Mattogno – appaiono in realtà in un sol momento
utilizzatori e succubi di una metodica storiografica pesantemente fallace.
E’ quindi necessario ricercare un altro minimo comun denominatore, costante
ai negazionisti di ogni filone.
E’ noto che uno dei fulcri del pensiero hitleriano fu il razzismo ed in
particolare l’antisemitismo
(
82).
Hitler esplicitò sempre queste teoriche, fino ad elencare negli ultimi
giorni della sua vita con chiarezza i suoi desideri
post mortem:
“Quale consiglio possiamo dare, allora, quali norme di comportamento possiamo
raccomandare a coloro che sopravviveranno con lo spirito senza macchia e il
cuore indomito? Battuto, lasciato solo a cercare la salvezza, isolato come una
sentinella nelle cupe tenebre della notte, il popolo tedesco dovrà fare
spontaneamente tutto il possibile per rispettare le leggi razziali che noi gli
abbiamo dato. In un mondo che va diventando sempre più. perverso a causa
del virus ebraico, un popolo rimasto immune a tale virus deve, alla lunga, riemergere
alla supremazia. Da questo punto di vista, il Nazionalsocialismo può
a buon diritto pretendere l'eterna gratitudine del popolo per avere eliminato
gli ebrei dalla Germania e dall'Europa Centrale”
(
83).
Che cos’è quindi l’antisemitismo dei neonazisti, se non il
mantenimento in vita del filo rosso dell’antisemitismo razziale
(
84), la riproposizione della
vulgata nazista o
addirittura l’esecuzione dell’ultimo ordine hitleriano?
Per quanto riguarda i negazionisti marxisti, abbiamo già notate le espressioni
che connettono gli ebrei – genericamente intesi – al capitalismo,
del quale costituiscono una sorta di “punta di lancia”. Espressioni
oggettivamente antisemite, che costruiscono attorno alla figura dell’ebreo
una sorta di “mitologia classista” complementare alla “mitologia
razzista” della cultura di destra
(
85).
Come elemento comune, il “grande complotto” contro la verità
storica. Questo complotto per i negazionisti marxisti è funzionale ed
intrinsecamente connesso al menzognero mondo capitalistico; mentre per i negazionisti
neonazisti è intrinseco alla pretesa di essere gli unici in grado di
spiegare il mondo e di risolverne i problemi in via definitiva, con annessa
visione dicotomica che divide i personaggi sulla scena in amici/nemici e conseguente
descrizione di complotti e capri espiatori categoriali (l’ebraismo mondiale,
il sionismo mondiale, le logge massoniche ecc.ecc.)
(
86).
La visione del “grande complotto” è un tratto comune anche
ai negazionisti tecnici: un complotto messo in opera dagli ebrei
“per
realizzare diversi risultati: dalla colpevolizzazione storica dei nazionalismi
europei, per meglio organizzare il dominio sionista-colonialista su un Occidente
ormai politicamente e culturalmente disarmato, per finire alla formazione di
uno Stato, quello di Israele, la quale, non potendo essere ottenuta attraverso
una strategia sionista di lunga durata, era stata realizzata attraverso la creazione
di una menzogna diabolica, lo sterminio degli ebrei, politicamente utile a essere
tradotta in una soluzione statuale al problema dell’ebraismo, nonché
a potere essere sfruttata, negli anni a venire, per legittimare anche le scelte
più discutibili dello Stato d’Israele”
(
87).
Ma non sono solamente i negazionisti neonazisti, marxisti e tecnici ad utilizzare
espressioni oggettivamente antisemite, fra le quali quella tanto antica quanto
moderna allo stesso tempo del “grande complotto ebraico”: anche
i negazionisti geopolitici collegano direttamente la storia di Israele alla
Shoah e giungono a convincersi del fatto che quest’ultima fu una voluta
invenzione sionista, finalizzata a giustificare la nascita dello Stato di Israele
(
88). Il dominio mondiale degli ebrei è per i negazionisti
geopolitici un dato di fatto acquisito, a tal punto che Radio Islam non si chiede
più se, ma
come sia accaduto e in che modo questo potere sia
esercitato
(
89).
D’altro canto, anche i tradizionalisti cattolici di
“Sodalitium”
riconoscono nell’ebreo il “grande cospiratore” mondiale, presente
in tutti i grandi movimenti rivoluzionari e in tutte le sette e gruppi massonico/iniziatici
(
90). In quest’ottica appare quindi quasi logica la
pretesa di Holywar di considerare Hitler stesso uno dei migliori amici di Israele,
essendo stato uno strumento nelle mani dell’ebraismo mondiale, manovrato
a tal punto da fungere da parafulmine della storia al posto dei colpevoli ebrei
(
91).
“Antisemitismo” e “cospirazione mondiale” sembrano quindi
essere le costanti all’interno di tutti i filoni negazionisti, così
come ritroviamo in tutti i filoni la frequentazione di alcuni luoghi comuni
dello scambio di idee, quali congressi o case editrici.
[L.V. segue>>]
74) H.Rousso,
La Seconde guerre mondiale dans la mémoire
des droites, in J.F.Sirinelli (sous la direction de),
Histoire des
droites en France, v. 2,
Cultures, Gallimard, Paris 1992, p. 555,
cit. In F.Germinario,
Estranei alla democrazia, cit. pp.61-62.
75) Vedi M.Burleigh-W.Wippermann,
Lo stato razziale,
Milano, Rizzoli, 1992.
76) Sull’antisemitismo nel cinema tedesco vedi S.Mannes,
Antisemitismus in nationalsozialistischen Propagandafilm. Der ewige Jude
und Jud Suess, Teiresias Verlag, Koeln 1999; per presentare l’eutanasia
come accettabile, i nazisti produssero il film
Ich klage an! (Io accuso!),
su soggetto scritto da uno dei medici che parteciparono all’Aktion T4
(l’eliminazione fisica degli handicappati e degli asociali, della quale
rimane l’ordine scritto di Hitler). Il film – diretto da Wolfgang
Libeniener - venne visto da oltre 15 milioni di spettatori. Per un inquadramento
generale vedi H.Friedlaender,
The Origin of the Nazi Genocide: from Euthanasia
to the Final Solution, Univ.of North Carolina 1995.
77) Lo testimoniano gli stessi tedeschi: vedi la testimonianza
di Franz Stangl, prima impegnato nell’Aktion T4, poi comandante a Sobibor
e Treblinka, in G.Sereny,
In quelle tenebre, Adelphi 1994.
78) Sulle modificazioni del linguaggio nel Terzo Reich, un
classico è V.Klemperer,
LTI. La lingua nel Terzo Reich. Taccuino
di un filologo, La Giuntina, 1998.
79) J.von Lang-C.Sibyll (a cura di),
Eichmann interrogated:
Transcripts from the Archives of the Israeli Police, Da Capo Press, 1999.
Il testo completo degli interogatori di Eichmann è in rete al seguente
indirizzo:
www.nizkor.org/hweb/people/e/eichmann-adolf/transcripts/.
80) M.Marrus,
L’Olocausto nella storia, Il
Mulino 1994 (Prima ed. 1987), p.45. Ho corretto un paio di espressioni per renderle
più adeguate al testo originale tedesco.
81) M.Menegatti,
La verità storica si fa avanti
nello sterminio dei 6.000.000 di ebrei, in “Avanguardia”, 1991,
n.1, p.12, cit. in F.Germinario, Estranei alla democrazia, cit. p. 61.
82) La bibliografia su Hitler e il nazismo è sterminata.
Segnalo solo a titolo d’esempio I.Kershaw,
Hitler, 2 voll., Bompiani,
Milano 1999-2002 e I.Kershaw,
Che cos’è il nazismo? Problemi
interpretativi e prospettive di ricerca, Bollati Boringhieri, 1995. Con
focus specifico sulla visione razzista del nazismo vedi M.Burleigh-W.Wippermann,
Lo stato razziale, cit. .
83) F.Genoud (a cura di),
Il testamento di Hitler,
s.d., nota del 2 aprile 1945.
84) Su questo amplissimo tema vedi G.L.Mosse,
Il razzismo
in Europa. Dalle origini all’Olocausto, Milano, Mondadori, 1992;
specificamente sul nazismo G.L.Mosse,
Le origini culturali del Terzo Reich,
Milano, Il Saggiatore, 1998.
85) Su quest’ultima, vedi F.Jesi,
Cultura di destra,
Milano, Garzanti, 1993 (prima ed. 1979).
86) W.I.Holzer,
La destra estrema, Trieste, Asterois
Editore, 1994. Per Holzer
“questi costrutti,
basati su teorie di congiura ed accerchiamento possono fornire la giustificazione
ultima, che permette di presentare certe forme di emarginazione sociale o addirittura
di annientamento dei “nemici” come null’altro, in fondo, che
atti di legittima difesa.”.
Ibidem, p.70.
87) F.Germinario,
Estranei alla democrazia, cit.
pp.72-73. Accenni alla “cospirazione degli storici”, parallela e
complementare a quella degli ebrei, si trovano in tutte le opere dei negazionisti
tecnici, compresi ovviamente Faurisson e Mattogno. Del primo si veda –
a titolo d’esempio – il capitolo 19 del suo
Ecrits révisionnistes.
1974-1998, s.l., 1999, significativamente intitolato
“Le organizzazioni
ebraiche hanno imposto un “credo apostolico” dell’Olocausto”.
Del secondo si veda l’articolo
Come gli storici delegano alla giustizia
il compito di far tacere i revisionisti, in
Orion, n.155, agosto
1997. Mattogno è in realtà l’unico negazionista italiano
che evita accuratamente di utilizzare espressioni antisemite.
88) Per affermare tutto ciò, i negazionisti non esitano
a strumentalizzare – secondo una tecnica nota – anche gli scritti
di noti studiosi ebrei o israeliani. Esempio di tutto ciò, il taglia/incolla
di alcune frasi tratte da T.Segev,
Il settimo milione. Come l’Olocausto
ha segnato la storia di Israele, Milano, Mondadori, 2001 (Prima ed. Domino
Press, 1994), effettuato da R.Garaudy nel suo saggio negazionista
Les mythes
fondateur de la politique israéliènne, cit. .
89) http://www.radioislam.org/historia/zionism/index_misc.html
.
90) Quasi in ogni numero della rivista almeno un articolo
è dedicato a questa tematica, generalmente a firma di don Curzio Nitoglia.
91) Vedi l’incredibile articolo
“Nazismo.
Una setta neopagana gnostico-manichea”, all’interno del sito
www.holywar.org, nel quale si giunge ad affermare che Hitler, Heydrich, Eichmann,
Streicher e molti altri caporioni nazisti in realtà erano ebrei o mezzo-ebrei.