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I negazionisti italiani - 7
Quale futuro?
A dispetto di quei negazionisti che pretendono di aver fondato un nuovo filone storiografico, nessuno storico serio ne ha mai considerato gli studi (92). Sembra quindi di poter concludere che il futuro del negazionismo sia direttamente collegato allo sviluppo dei movimenti che ne fanno uno strumento di propaganda politica.

L’argomento va al di là del contenuto di questo scritto, ma se è vero che “i rischi portati dalla modernizzazione delle società industriali [possono essere] determinanti sociostrutturali dei processi di politicizzazione di estrema destra” (93), e se è altrettanto vero che “le prospettive dei movimenti di estrema destra sono tanto più consistenti, quanto più elevato è il ritmo delle modificazioni sociali ed economiche” (94), allora dovremmo concludere che la c.d. “globalizzazione” tanto aborrita dai movimenti di destra radicale in realtà ne costituisce una delle maggiori possibilità di sviluppo. D’altro canto, anche il rifugio nella “tradizione”, se inteso nel senso “fondamentalista” del termine, ovverossia come “potente rifiuto del passaggio storico in corso”, è uno dei segni del passaggio storico stesso (95), col risultato che sia i movimenti “tradizionalisti” che i movimenti populisti, estremistici ed antisistemici, potrebbero venir beneficati dalle modificazioni socio-economiche in atto.

Bisognerà quindi verificare se la tematica prettamente negazionista – al di là dei suoi aspetti obiettivamente ostici, dovuti alla complessità della tematica stessa, soprattutto se affrontata attraverso le teoriche del negazionismo tecnico - sia funzionale alle visioni, ai progetti ed alle ideologie di questi movimenti di estrema destra, che spesso si presentano come “qualcosa di diverso, non […] sempre eredi del passato” (96).

La ricerca del “nemico”, tipica dell’estrema destra, si concentra di volta in volta su quello considerato “più pericoloso”, al quale “viene conferito lo status di ‘capro espiatorio’ “ (97). In questa fase storica – soprattutto nella destra radicale europea - sembra che lo straniero immigrato in generale, e quello immigrato dai paesi di fede islamica in particolare, stia prendendo nettamente il sopravvento rispetto agli ebrei in questa sciagurata identificazione.
In conclusione, è ipotizzabile che la particolare forma di patologia storiografica conosciuta sotto il nome di “negazionismo” ci accompagnerà ancora a lungo, come spia evidente delle contraddizioni e delle molteplici spinte che interagiscono nel “farsi” della nostra storia.


Luigi Vianelli

Settembre/Ottobre 2002




  
92) Lo stesso E.Nolte, che dedica ai negazionisti un capitolo interlocutorio del suo Controversie, edito in Italia nel 1999 per Il Corbaccio, in realtà non fa l’unica cosa che risulterebbe fondamentale per i negazionisti stessi, e cioè riconoscerne la fondatezza delle tesi di fondo che negano la Shoah. A dispetto di tutto ciò, alle volte Nolte è impropriamente citato dai negazionisti, che sperano di trovarvi una sorta di “aggancio” con la tanto vituperata “storiografia di regime”.
  
93) W.I.Holzer, La destra estrema, cit. p.110.
  
94) Ibidem, p.111.
  
95) M.Hardt-A.Negri, Impero, Milano, Rizzoli, 2002, p.144.
  
96) P.Ignazi, L’estrema destra in Europa, cit. p.231.
  
97) W.I.Holzer, La destra estrema, cit. p.68.