Il
Generalplan Ost nella logica di riassetto dell'Europa Orientale - [pag.1/9]
Nella
amplissima messe di studi, ricerche e indagini che connotano la riflessione
sul regime nazista, sulle persecuzioni e sulle politiche di occupazione dei
paesi contro i quali mosse guerra e sui territori nei quali esercitò
un dominio
manu militari, scarsi sono i lavori che si soffermano su
un aspetto senz'altro significativo, ma inadeguatamente analizzato, quello dei
progetti relativi al riassetto dell'Europa centro-orientale nel quadro di ciò
che veniva chiamato il
Nuovo Ordine Europeo.
La produzione in lingua tedesca è sicuramente la più robusta
(
1) ma scarseggiano le traduzioni, così come i lavori
per parte di autori di altri paesi. E questo fatto impedisce che si pervenga
ad una compiuta conoscenza di aspetti rilevantissimi della
formae mentis
nazista, dei suoi orientamenti culturali e ideologici rispetto ai popoli assoggettati,
del suo stesso agire concreto. Se una oramai robusta parte dei volumi sulla
"
soluzione finale della questione ebraica" sono ben presenti
nelle nostre librerie e nelle biblioteche, non la stessa cosa può essere
detta di quelli che erano i piani per la ridefinizione sociodemografica, di
un'area, che dalla Mitteleuropa si spingeva fino agli Urali, per la quale erano
previsti cambiamenti di sostanza. O, per meglio dire, rivolgimenti che avrebbero
mutato equilibri e assetti definitisi storicamente, nel corso di più
generazioni.
Pioneristico, e del tutto a sé stante, fu il lavoro compiuto nell'oramai
lontano 1985 a Carpi con il convegno
Spostamenti di popolazione e deportazione
in Europa durante la seconda guerra mondiale, i cui atti furono successivamente
raccolti in un prezioso volume
(
2)
oramai introvabile. E tuttavia, anche nel caso di quelle intense riflessioni,
l'attenzione si orientava verso la globalità dei processi realizzatisi
tra il 1939 e il 1945, difettando di una puntualizzazione nel merito di ciò
che, pur dovendo essere inquadrato in un contesto più generale - quello
delle politiche naziste d'occupazione - , richiedeva d'essere colto anche nella
sua autonomia e nella sua specificità. Ci riferiamo al
Generalplan
Ost sul quale, con le note a seguire, intendiamo compiere una sintetica
ricognizione.
[C.V. segue>>]
NOTE
1) La prima riflessione organica fu quella di R. L. Koehl,
RKFDV: German Resettlement and Population Policy 1939-1945. A History of
the Reich Commission for the Strengthening of Germandom, Cambridge-Harvard
1957. Successivamente sono state avanzate ulteriori ipotesi di ricerca tra le
quali quelle di J. Borejsza, Racisme et antislavisme chez Hitler in
(a cura di) F. Bédarida, La politique nazie d'extermination,
Paris 1989, pagg. 57-74; la sintesi compilativa ma di pregio a firma di Dominique
Vidal, Les historiens allemands relisent la Shoah, Complexe Ed., Bruxelles
2001 ed in particolare il secondo capitolo intitolato Un nouvel ordre européen;
Edouard Conte, Cornelia Essner, La quête de la race. Une anthropologie
du nazisme, Hachette, Paris 1995 tradotto parzialmente in italiano con
il titolo Culti di sangue, Carocci, Roma 2000 con il sesto capitolo
su Sangue e suolo: l'"operazione Zamosc" e la germanizzazione
delle marche orientali, pagg. 165-225. Tra i diversi titoli in lingua tedesca
richiamiamo quelli di Czeslaw Madajczyk (a cura di), Vom Generalplan Ost
zum Generalsiedlungsplan, Saur Verlag, München-New Providence-London-Paris
1994 e Die Okkupationspolitik Nazideutschlands in Polen 1939-1945, Berlin
1987; il volume di Bruno Wasser, Himmlers Raumplanung im Osten. Der Generalplan
Ost in Polen 1940-1944, Birkhaueser Verlag, Basel-Berlin-Boston 1993; il
testo di Cordula Tollmien, Der 'Generalplan Ost', Akademie-Verlag,
Berlin 1993; il lavoro collettaneo, a cura di Mechthild Roessler e Sabine Schleiermacher,
Der 'Generalplan Ost'. Hauptlinen der nationalsozialistischen Planungs
- Und Vernichtungspolitick, Akademie Verlag, Berlin 1993; Rolf Dieter Müller,
Hitlers Ostkrieg und die deutsche Siedlungspolitik. Die Zusammenarbeiter
von Wehrmacht, Wirtschaft und SS, Frankfurt a.M., 1991; Mihran Dabag, Kristin
Platt, Genozid und Moderne. Erinnern, Verarbeiten, Weitergeben, Opladen
1998; Dietrich Eichholtz, Der Generalplan Ost. Über eine Ausgeburt
imperialistischer Denkart und Politik in Jahrbuch für Geschichte,
26 (1982), pp. 217-274; dello stesso autore ancora Großgermanisches
Reich und Generalplan Ost. Einheitlichkeit und Unterschiedlichkeit im faschistichen
Okkupationssystem in Zeitschrift für Geisteswissenschaft,
28 (1980), pp. 834-841. Come si avrà modo di notare c'è una forte
concentrazione di studi intorno agli anni Ottanta e il primo lustro del decennio
successivo. L'apertura di una parte degli archivi dell'Est concorse positivamente
in tal senso. Ma ad essa si sommava la rinnovata attenzione degli studiosi -
alla cui schiera si era aggiunta una nuova generazione, soprattutto di lingua
tedesca - per aspetti trascurati o sottovalutati delle politiche oppressive
naziste. A tal guisa, con una interpretazione diversa da quella di Madajczyk,
le approfondite ricerche di G. Aly e S. Heim, 'Endloesung'. Voelkerverschiebung
und der Mord an den europaeischen Juden, Frankfurt a. M., 1995 e Vordenker
der Vernichtung. Auschwitz un die Plaene für eine neue europaeische Ordnung,
Hamburg 1991 dove il Generalplan Ost viene ricondotto a dinamiche, prassi e
regie condivise con la "soluzione finale della questione ebraica".
In lingua italiana alla voce zona orientale, ristrutturazione della,
contenuta nelle pagine 680-682 del Dizionario dei fascismi, Bompiani,
Milano 2002, si dà sintetica ma corretta definizione dei caratteri proprio
al Generalplan Ost.
2) Rinaldo Falcioni (a cura di), Spostamenti di popolazioni
e deportazioni in Europa 1939-1945, Cappelli Editrice, Bologna 1987.