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Il Generalplan Ost nella logica di riassetto dell'Europa Orientale - [pag.4/9]
Il Nuovo Ordine Europeo:
forme e stili di un dominio antropologico
Espressione estremamente suggestiva ed evocativa ma anche dai molteplici significati, la locuzione "Nuovo Ordine Europeo" raccolse nel corso del tempo, a mò di cornice ideologica, le diverse accezioni conferite dal gruppo dirigente nazista agli obiettivi e alle pratiche adottate nei confronti dei paesi occupati (1) al fine di pervenire alla costruzione di un sistema politico continentale congruente ai loro intendimenti.
Per la verità non si trattava di un semplice riscontro empirico ad un operare privo d'indirizzi bensì l'indicazione di una aspirazione di fondo che si fondava sul precetto della "esportazione di un modello politico e sociale volto a trasferire sul piano continentale i rapporti di potere e la struttura gerarchica e sociale della 'comunità popolare'" (2). Da questo punto di vista, i destini dell'Occidente europeo si scindevano da quelli individuati per l'Est.
Se nel primo caso si trattava di procedere alla costruzione di sfere di egemonia amministrativa e politica, attraverso l'intervento diretto nella gestione degli affari pubblici o per mezzo del concorso di governi collaborazionisti, preservando le vestigia di una sovranità nazionale e di una giurisdizione separata da quella tedesca, nel secondo l'obiettivo era di ben altra natura. Trattandosi, l'Oriente, di terra di conquista e di totale assimilazione.

A questo presupposto si coniugavano più elementi e fattori, di collaudata come di inedita radice:
- la collocazione geopolitica della Germania nel continente europeo, le sue antiche aspirazioni e quelle nuove;
- la vocazione a dare corso non tanto a pratiche coloniali, così come fino ad allora avevano fatto Francia e Gran Bretagna, bensì ad una colonizzazione integrale dell'Est attraverso il ricorso ad una serie di comportamenti ispirati ad una volontà egemonica assoluta, con l'obiettivo di integrare, con la forza, territori e comunità diverse. Non si trattava solo di occupare e sfruttare delle terre bensì di arianizzarle;
- la necessità di identificare e predisporre strumenti operativi coerenti con una politica razziale sempre più radicale, a partire dalla cosiddetta "questione ebraica" i contenuti della cui "soluzione finale" andarono nel corso del tempo intrecciandosi e definendosi con quelli della risistemazione antropica e demografica dei territori conquistati manu militari;
- la volontà di procedere per cesure nette, a politiche di ingegneria sociale fondate sui precetti razziali, questi ultimi imprescindibili fattori di legalizzazione di condotte, altrimenti disdicevoli e ripugnanti poiché criminali, contro le popolazioni civili assoggettate alla giurisdizione del Reich tedesco;
- una forte attenzione per gli strumenti attraverso i quali dare corso agli intendimenti implicati dalla filosofia del Blut und boden. Le scienze cosiddette esatte, così come l'abusato ricorso a certa antropologia razzista, assumevano non un carattere ancillare e secondario bensì la funzione di legittimazione ideologica e di concorso operativo nella definizione degli obiettivi, nella identificazione dei tempi e delle procedure e nell'avvio delle conseguenti prassi.

Ulteriore polo di considerazione riguardo al destino dei paesi occupati dai tedeschi era costituito dal contributo che essi, e le loro popolazioni, avevano o avrebbero dato alla "lotta contro il bolscevismo" che nell'accezione nazista assumeva dimensioni escatologiche e messianiche.
Va da sé che partendo da quest'ultima premessa, le comunità nazionali dell'Est erano da considerarsi, dal punto di vista germanico, a rischio, ancorché spesso animate da un nazionalismo anticomunista non domato dai sovietici, laddove questi ultimi avevano stabilito ed esercitato la propria giurisdizione politica. In questo senso il Reich tedesco identificava nei territori orientali essenzialmente un bacino di manodopera e di materie prime a bassissimo prezzo se non nullo.
Fatta la tara tra le diverse esperienze nazionali, l'organizzazione nazifascista dell'Europa si espresse prevalentemente attraverso quattro strumenti: la repressione delle dissidenze e l'oppressione politica per mezzo del sistematico ricorso all'esercizio della violenza di stato; il concorso di gruppi autoctoni di collaborazionisti, ovvero di élite politiche, culturali, sociali ed economiche, disposte ad assecondare le condotte e a condividere gli obiettivi dell'occupante; lo sfruttamento brutale di tutte le risorse economiche drenabili dalle terre sulle quali si era stabilita una signoria a tratti assoluta; l'attuazione di quella politica razziale della quale si è già ampiamente parlato, costituendo quest'ultima non un aspetto tra gli altri bensì la radice stessa della specificità della politica nazista, in casa propria come in quella altrui.
"Il nuovo ordine fu un dominio che assunse forme diverse a seconda dei paesi. Pianificazione e improvvisazione erano inestricabilmente combinate. Come nel campo della politica tedesca, le rivalità e i conflitti di competenza condizionarono la struttura di quel dominio imperialistico, che ebbe tre forme principali: in Polonia e nelle regioni occupate dell'Urss fu instaurato un barbarico regime di sterminio e asservimento; nei paesi satelliti dell'Europa sudorientale la Germania praticò un'egemonia fondata su fittizie alleanze; nell'Europa settentrionale e occidentale, governi collaborazionisti favorirono gli obiettivi degli occupanti" (3).

[C.V. segue>>]



NOTE

1) La bibliografia inizia ad essere significativa. A titolo di sintesi si indicano di Enzo Collotti, Grande Germania e gerarchia dei popoli nel progetto nazista di Nuovo Ordine Europeo: incidenze politiche, nazionali e sociali nel già citato Spostamenti di popolazione e deportazioni in Europa; Claudio Natoli, Profilo del Nuovo Ordine Europeo in A.A.V.V., Totalitarismo, lager e modernità, Bruno Mondadori, Milano 2002; Yves Durand, Il nuovo ordine europeo. La collaborazione nell'Europa tedesca (1938-1945), il Mulino 2002; Luigi Cajani e Brunello Mantelli (a cura di), Una certa Europa. Il collaborazionismo con le potenze dell'Asse 1939-1945, Annali della Fondazione "Luigi Micheletti", 6/1992, Brescia 1992.

2) Claudio Natoli, op. cit., pagg. 42-43.

3) Così alle pagine 438 e 439 della densa voce "nuovo ordine europeo" nella recente edizione italiana del Dizionario dei fascismi a cura di Serge Berstein, Brunello Mantelli, Pierre Milza e Nicola Tranfaglia, Bompiani, Milano 2002.

Riunione dei vertici nazisti
Marzo 1941: alla presenza di Himmler, Hess e Todt viene presentato il modello di azienda agricola tedesca da edificare in serie nei territori occupati dell'Est. In queste fattorie modello si sarebbero dovuti insediare i "coloni ariani" del Reich.