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Il Generalplan Ost nella logica di riassetto dell'Europa Orientale - [pag.5/9]
Il Generalplan Ost: stesure e contenuti - A
Sarà ben chiaro, a questo punto della trattazione, che la formulazione di un progetto per il riassetto globale dei territori conquistati e da colonizzare non costituiva un'ipotesi occasionale bensì il frutto di un complesso di aspettative e di intenzioni che erano andate maturando dal momento stesso dell'ascesa di Hitler al potere e che avevano trovato nutrimento - e riscontro - nell'operato della dirigenza nazionalsocialista.
La vocazione verso l'Est, quel Drang nach Osten, si poteva quindi tradurre in un complesso di politiche unitarie. Presupposto principe affinché ciò si realizzasse era il controllo effettivo dei territori che sarebbero stati fatti oggetto di una nuova forma di gestione politica, culturale e "razziale".
Quel che in essi si trovava di autoctono era da considerarsi perlopiù come mera "eccedenza sociale", il cui trattamento, nella sua natura come nelle modalità avrebbe costituito una variabile dipendente dal più generale profilo del riassetto che, a guerra ultimata, il Reich vittorioso avrebbe imposto alle terre da esso controllate e, eventualmente, incorporate.
Peraltro, a fare dall'avanzato autunno del 1939, esisteva già un'area sulla quale avviare quei procedimenti pilota dei cui risultati, eventualmente, fare tesoro per successivi sviluppi. Si trattava di quella parte dell'oramai ex stato polacco che, in virtù degli accordi Molotov-Ribbentrop, ricadeva sotto la sfera di controllo (e manipolazione) germanica.
La vicenda della provincia di Zamosc è chiaramente esemplificativa delle condotte che sarebbero state assunte un po' per tutta l'Europa orientale di lì in avanti se gli esiti del conflitto fossero stati diversi da quelli poi concretamente verificatisi (1).
Parimenti, si era già definitivamente chiusa la pagina relativa al trattamento delle minoranze nazionali secondo quei criteri di consenso, giustizia e legge che, pur timidamente, l'accordo di pace del 1920, così come lo stesso trattato di Versailles, avevano statuito.
Già l'anno precedente alla conquista di Varsavia, durante la conferenza di Monaco il ministro degli esteri di Hitler, Joachim Ribbentrop, aveva lasciato chiaramente intendere agli italiani che la minoranza germanofona residente nel Sud Tirolo sarebbe stata trasferita. Ovviamente, affinché ciò potesse concretamente accadere, occorreva un nuovo assetto geopolitico in Europa. Sta di fatto che in tal modo veniva prefigurandosi un quadro per il quale le tensioni etniche sarebbero state risolte al di fuori di ogni normativa di garanzia, oltre ogni ipotesi consensuale, con il ricorso alla pratica degli spostamenti forzati.

[C.V. segue>>]



NOTE
  
1) Su questo punto, soprattutto per quanto concerne il più compiuto tentativo di "arianizzare" e colonizzare un'area geografica si rimanda al già citato volume di Eduard Conte e Cornelia Essner, Culti di sangue, Carocci, Roma 2002 nel capitolo su Sangue e suolo: l' "operazione Zamosc" e la germanizzazione delle marche orientali e al saggio di Giovanni De Martis su Il "laboratorio razziale" di Zamosc pubblicato all'indirizzo web www.olokaustos.org/saggi/saggi/zamosc/index.htm.