Mentre i carabinieri legavano Fiori, Ondina approfittando della confusione riuscì
a fuggire. Non aveva molte altre possibilità se non ritornare a Monfalcone
dai Fontanot e riferire quanto era accaduto. Ma neanche Monfalcone è
sicura e lo stesso Vinicio Fontanot fugge in montagna per aggregarsi ai partigiani.
Si tratta di un momento difficile: la partigiana Alma Vivoda è stata
uccisa in uno scontro a fuoco a Trieste alla fine di giugno.
Il cerchio si stringe anche intorno ad Ondina. Il 2 luglio la polizia politica
l'arresta. Viene portata al carcere femminile dei "Gesuiti" e interrogata.
La sua posizione è delicata e qualcuno ha parlato facendo nomi e raccontando
fatti. Il carcere ospita prigioniere politiche soprattutto slovene, si fa la
fame.
A salvare Ondina sono gli avvenimenti del settembre 1943. L'armistizio firmato
l'8 settembre mette in subbuglio anche il Friuli Venezia Giulia. Il 9 settembre
la folla libera i prigionieri dell'altro carcere triestino, quello del "Coroneo",
il giorno successivo vengono liberate anche le recluse dei "Gesuiti".
Ondina appena libera decide di unirsi ai partigiani. Ha poche scelte: è
oramai conosciuta come attivista comunista e per i fascisti è una "evasa".
La situazione politica non è affatto chiara, l'unica certezza è
che i tedeschi non rimarranno con le mani in mano. Rimanere a Trieste significherebbe
per lei essere ripresa e questa volta dai nazisti. Va a Villa Montevecchio presso
Ranziano. Molti operai dei cantieri di Monfalcone erano fuggiti e, tutti insieme,
stavano cercando di organizzare una unità di combattimento.
Ondina a questo proposito scriveva:
"Da parte
del comando partigiano viene impartito l'ordine a Fontanot Vinicio (Petronio)
di scendere a Ronchi per reclutare largamente fra i compagni del terreno. A
Selz incontra Marega Ferdinando alla testa di un nutrito gruppo di operai del
cantiere che si arruolano volontari tra i partigiani. Si forma così la
prima brigata partigiana italiana che assume provvisoriamente il nome di Brigata
Triestina, col compito di operare principalmente nella parte più avanzata
del Carso, sopra Monfalcone fino a Gorizia" (
7).
Il 10 settembre per Ondina fu una giornata memorabile. Il Comitato d'Azione
del cantiere di Monfalcone ha deciso: millecinquecento operai ancora con la
tuta da lavoro si avviano verso Villa Montevecchio dove c'è un centro
di smistamento incaricato di inquadrarli in una unità partigiana. Ondina
è con loro.
Lungo la strada la colonna attacca il presidio dell'aereoporto di Ronchi e mette
in fuga un corpo di guardia tedesco che sorveglia il cavalcavia. Nella notte
gli operai raggiungono Villa Montevecchio. Le notizie non sono buone: i tedeschi
riavutisi dalla sorpresa iniziale si avvicinano e si parla di carri armati e
d'artiglieria.
In tutta fretta i nuovi arrivati vengono inquadrati in quella che provvisoriamente
viene denominata "Brigata Proletaria". Il compito che i partigiani
si danno è di resistere su una linea che va da Merna a Valvocciano in
modo da interrompere i rifornimenti via terra destinati ai tedeschi che combattono
nei Balcani.
Il 12 settembre i tedeschi avanzano. Non è chiaro in questo momento dove
sia Ondina, probabilmente nel 3° Battaglione comandato da Vinicio Fontanot
che difende Monte Sagrado. I tedeschi avanzano con l'appoggio dei mezzi corazzati.
La "Divisione Proletaria" regge l'urto, distrugge un carro e tre blindati,
ventisei nemici rimangono uccisi. Si combatte con ferocia, i tedeschi ricorrono
all'aviazione che bombarda le posizioni della "Proletaria" e verso
il 21 settembre attaccano nuovamente e in forze. Il 3° Battaglione viene
travolto e fatto a pezzi, gli operai continuano a combattere sin quando rimangono
munizioni.
Quando i tedeschi completano lo sfondamento sul campo di battaglia rimangono
i cadaveri di duecentocinquantasei operai di Monfalcone e di centonovantadue
di Ronchi.
Ondina scrive nel suo diario:
"Solamente pochissimi
riescono a rifugiarsi sulla parte più arretrata e a porsi in salvo",
tra questi la stessa Ondina che, persi i collegamenti con il gruppo, torna verso
casa.
(7) Riccardo Giacuzzo - Giacomo Scotti,
Quelli della montagna. Storia del Battaglione Triestino d'Assalto, Centro di
Ricerche Storiche, Rovigno, 1972, p. 29.