Più comunemente le affermazioni di quanti sostengono che Auschwitz -
così come il resto dei campi, di sterminio o di concentramento che fossero
- non è mai esistito o ha svolto funzioni diverse da quelle consegnateci
dallevidenza dei fatti, sono a stretto rigore di logica
negazioniste.
Ovverosia, sono dichiarazioni di principio che, entrando in rotta di collisione
con levidenza empirica, ne distorcono deliberatamente e volontariamente
il lascito testimoniale e documentario. Le ragioni per le quali si nega il passato,
tanto più se così prossimo alla nostra esperienza, possono essere
le più svariate e mutare di soggetto in soggetto. Generalmente la radice
comune è da identificarsi nel tentativo di recuperare
in toto
quel che la storia ha definitivamente condannato. Per fare questo, per ridare
una chance al nazismo, necessita depurarne la memoria negandone gli aspetti
più squalificati e ripugnanti. Ma a fianco di questa corrente, nostalgica
e al contempo visionariamente proiettata versa una impossibile restaurazione,
si contano anche altre posizioni. E il caso dei trotzkisti della
Vieille
Taupe di
Pierre Guillaume, presenti
anche in Italia (attraverso le edizioni Graphos), che da tempo, recuperando
elementi di alcune analisi dimpianto marxistico, identificano negli ebrei
una sorta di classe sociale a sé. La correlazione tra le false
rappresentazioni delluniverso concentrazionario che sarebbero state poste
in essere, in misura deliberatamente mistificatoria, e gli interessi di questa
presunta aggregazione socioeconomica rappresentata dallebraismo, inducono
i componenti di tale gruppo a parlare di una sorta di passaggio storico da
lo
sfruttamento nei campi allo sfruttamento dei campi, intendendo con
ciò lopera di alterazione della verità. In altre
parole: i campi cerano, avevano funzioni diverse da quelle dichiarate
e sono a tuttoggi, nelluso agitatorio che gli ebrei ne farebbero,
uno strumento che una lobby estesa e potente utilizza per inibire i suoi avversari
e confermare la sua egemonia politica, culturale ed economica. In questo modo
si rinnoverebbe un vecchio equivoco, adottando un alibi di comodo, per confondere
il proletariato internazionale sulle cause della guerra e sulle
responsabilità dei vincitori.
Nel circuito negazionista si assommano ed incontrano quindi elementi e motivazioni
tra le più disparate. Si badi bene che le sue scaturigini datano allimmediato
dopoguerra quando un intellettuale collaborazionista come
Maurice
Bardèche si adoperò fin da subito nel porre in discussione
quanto andava delineandosi nella sua orrifica tangibilità. Negli anni
cinquanta seguì la figura di
Paul Rassinier,
ex-deportato politico a Dora e a Buchenwald, sostenitore della teoria per la
quale i campi furono luogo sì di detenzione ma non di sterminio. La Shoah,
insomma, non avvenne mai e la sua narrazione è una
menzogna
storica. Questa affermazione costituisce il nucleo della costruzione
negazionista. Rafforzata nel corso del tempo da una serie di pseudo-argomentazioni
occasionalmente offerte come rafforzativo del concetto iniziale, è incentrata
sulla presunta funzionalità politica di ciò che viene presentato
come una deliberata mistificazione e contraffazione, compiuta dai vincitori
(gli alleati) ai danni dei vinti (i tedeschi). Secondo tale esegesi si afferma
lesistenza di qualcosa che non fu per conquistare limmaginario collettivo
a danno dell autentico corso degli eventi, continuando così
una guerra, in questo caso figurata, contro la potenza (e lideologia)
uscita immeritatamente sconfitta dal secondo conflitto mondiale. Musica per
le orecchie di chi, come
Leon Degrelle,
prima comandante delle Waffen-SS belghe e poi animatore del milieu neonazista
europeo, poteva così sostenere di avere un chiaro e legittimo riscontro
della sua personale teoria che ad Auschwitz esisteva un centro per il concentramento
e lo spidocchiamento degli ebrei dei quali, al massimo, si può
riconoscerne la morte per un numero non maggiore ai trecentomila soggetti e
non per volontà dei nazisti bensì per le circostanze dordine
bellico (morivano in tanti, non si vede perché non avrebbero dovuto
morire anche degli ebrei
). Parole che fanno il paio con quelle che negli
anni successivi utilizzò lex collaborazionista di Vichy
Louis
Darquier de Pellepoix, sostenitore della tesi che nei campi si uccidevano
solo pulci e cimici.
La vera svolta, nel senso della manifestazione massmediatica del fenomeno negazionista
e della sua definitiva emersione da quella condizione di nicchia alla quale
sembrava consegnato, si ha però nella seconda metà degli anni
settanta, quando un docente dellUniversità di Lione,
Robert Faurisson, con una intervista che allepoca fece non poco
scandalo, dichiarò che
le camere a gas non sono mai esistite.
Leclatanza del gesto stava non solo nella sua natura deliberatamente
provocatoria ma nellospitalità che esso ottenne per parte
della stampa europea, divenendo così una sorta di evento
sulla scorta del quale un po tutti furono costretti a misurarsi e a prendere
posizione. Insomma, ben consapevole che il medium è il messaggio, lautore
confidò ben più sugli effetti di ritorno dei mezzi ai quali affidava
le sue affermazioni che non sul contenuto delle stesse. Per i negazionisti,
infatti, capitale è trovare strumenti ed occasioni di pubblica manifestazione:
ciò non solo per uscire dai circuiti autoreferenziali ai quali, fino
ad allora, sembravano consegnati, ma
per cercare legittimazione non per quello
che viene detto ma per via dei luoghi in cui lo si dice. Faurisson, peraltro,
adottando una tecnica che è propria dei negazionisti più accorti,
non si impegnava in una inutile apologia del regime hitleriano, negando levidenza
dellaltrui operato, ma cercava i punti deboli o comunque
quanto poteva essere considerato tale del resoconto della vicenda delle
deportazioni e del sistema di sterminio per attaccarne quegli aspetti che meglio
si prestavano allaccusa di inverosimiglianza. La comprensione del funzionamento
delle camere a gas, così come dei forni crematori, richiede competenze
non solo storiche e storiografiche ma anche e soprattutto tecniche. Ancor di
più risulta problematica la definizione della funzionalità di
tale apparato allinterno di un progetto, quello del Nuovo Ordine
hitleriano, che prevedeva la trasformazione sociodemografica dellEuropa.
Tale complessità e stratificazione, qualora non sia intesa nella sua
integralità, può rendere dissonanti o discrasici certi aspetti
delle passate vicende. I negazionisti più accorti sono ben consapevoli
di questo aspetto e usano tutte le occasioni che si prestano ad una qualche
strumentalizzazione per cercare di mettere in discussione limpianto interpretativo
corrente e, di conseguenza, la dimensione fattuale.
Alle boutade di Faurisson seguirono altre e ripetute prese di posizione per
parte sia di questultimo che di nuovi diffusori del verbo. La nascita
negli Stati Uniti dell
Institute for Historical
Review, palestra pseudoaccademica alla quale oramai non pochi esponenti,
non solo americani, fanno riferimento, ingenerò una nuova spinta nelle
ricerche e nelle riflessioni per parte di questi signori,
concorrendo inoltre alla loro strutturazione in una rete di stabili relazioni,
autonome anche se a tratti coincidenti con quelle dei network neonazisti. E
la rete web ha ulteriormente consolidato il grado di scambio e comunicazione,
creando una comunità virtuale molto attiva nello scambio di informazioni.
Attualmente i personaggi più significativi sono
Willis
Carto, Bradley Smith, Ernst Zuendel e James Keegstra.
[C.V. segue >>]