Inutile soffermarsi sulla produzione, copiosissima e cacofonica, di questi autentici
feticisti della carta. Da questultimo punto di vista, va rilevato solo
che ciò a cui aspirano tali indefessi redattori di interminabili pamphlet
differisce a seconda degli autori presi in considerazione.
Sommariamente si può dire che:
1. vi è tra essi chi ambisce ad
una qualche forma di legittimazione ufficiale o, perlomeno, ufficiosa, per parte
degli organismi intellettuali accreditati nel mondo delle scienze, ed in particolare
le università. Impresa disperata se posta in essere con i soli strumenti
dei propri costrutti ideologici, ma un po più fattibile se legata
ad opzioni culturali oggi di nuovo in voga. Negli Stati Uniti, ad esempio, un
terreno dincontro è offerto dal
creazionismo, la posizione
dottrinaria per la quale levoluzionismo darwiniano è una teoria
fasulla e lunica narrazione accettabile riguardo allorigine delluomo
deve essere identificata nel dettato biblico. Lambiente intellettuale
che in America rivendica tale matrice è non infrequentemente anche antisemita.
I contatti tra esponenti delluno e dellaltra sponda hanno offerto
occasioni di sodalizi. Si pensi inoltre al fatto che il creazionismo ha un discreto
seguito in alcuni stati della Federazione e il potersi appoggiare ad esso permette
di trovare canali di comunicazione con il mondo della scuola. Soprattutto, ed
è quello che più interessa ai negazionisti di questo tipo, accredita
in qualità di interlocutori nei confronti delle autorità locali.
Le università si sono rivelate fino ad oggi impermeabili ma non altrettanto
può essere detto dei politici, soggetti a valutazioni di opportunità
che aprono a volte varchi nella cultura prevalente. Particolare attenzione,
a suo tempo, fu espressa nei confronti di David Duke, candidato razzista del
Ku Klux Klan al seggio di senatore. Non era un segreto per nessuno il suo antisemitismo,
del tutto congruente con lonorata carriera svolta allinterno dellorganizzazione
razzista. Meno noti, probabilmente, i contatti con esponenti dellala destra
del partito repubblicano, tradizionalmente poco proclive nei confronti di un
elettorato, quello ebraico americano, ancora fortemente orientato verso lidi
democratici. Rimane però il fatto che nella galassia della destra americana
le difficoltà incontrate dai negazionisti hanno un solido fondamento
nellesperienza della seconda guerra mondiale, quando gli States si trovarono
a combattere contro il nazismo. A tal guisa si può richiamare lepisodio
menzionato in unopera di fiction, il film di Costa Gavras
Betrayed-Tradita,
dove lincontro tra un membro del Klan e un gruppo di neonazisti locali
si risolve con il rifiuto del primo nei confronti dei secondi, rifiuto motivato
dal fatto che il padre li aveva combattuti a suo tempo. Comunque,
al di là delle singole esperienze nazionali, questo gruppo si contraddistingue
per la vocazione a cercare una qualche entratura nei salotti buoni
dellintelligenza. Per ottenere ciò cerca di smarcarsi da una più
stretta identificazione con il neonazismo, adottando, laddove ciò è
possibile, la strumentazione e le vesti proprie alla ricerca tradizionale. In
Italia lesponente più vivace di tale indirizzo è
Carlo
Mattogno. Significativo è il fatto che pubblichi le sue operette
presso le Edizioni di Ar di proprietà di Franco Freda, nazimaoista dantan
e personaggio onnipresente nelle vicende dellultimo quarantennio del neofascismo
eversivo di matrice nostrana.
2. Vi sono poi coloro non pochi
per la verità che nulla rinnegando del passato, ne enfatizzano
anzi la storia di cui però fanno un uso selettivo. E forse il gruppo
più corposo. In questo caso il negazionismo è una condotta mentale,
prima ancora che culturale, finalizzata a rilegittimare le vestigia di ciò
che fu, riportandole a nuovo fulgore. Ed in questa costruzione, nella quale
il passato viene assunto acriticamente e apologeticamente, negare funge alloccorrenza
di fortificare e reiterare le ragioni pregresse. Con curiosi ed
illogici ma solo allapparenza cortocircuiti dove, con un
doppio movimento degno dellattenzione di uno psicoanalista, si cela ma
anche si riconosce. Il negazionismo diventa così un atteggiamento, più
o meno in mala fede, che cela, come la punta di un iceberg, un corpaccione immerso
nellacqua stagna dei risentimenti e dei rancori. Da un lato si disconosce
la paternità e lesistenza stessa dei campi e dello sterminio, dallaltro
se ne attribuisce la responsabilità alle vittime (riconoscendo così
esplicitamente lesistenza degli uni e la concretezza dellaltro).
Si può affermare, e a ragione, che lincoerenza è il carattere
costitutivo di questo gruppo. Tutta una genia di libellisti, perlopiù
provenienti dalle fila delle Waffen-SS (ad esempio
Thies Christophersen), lala combattente dellorganizzazione
criminale himmleriana o, addirittura dai campi stessi, ha portato avanti una
letteratura semiclandestina che durante gli anni della guerra fredda ha alimentato
questa corrente di sodali tra medesimi e solidali alla causa. Limperativo
del ritorneremo! si coniuga allora allintendimento di
ritornare
a fare le cose compiute nel passato, senza ovviamente esplicitarne il contenuto
ma mascherandolo sotto le mentite spoglie di una negazione di comodo. Si dà,
in questi casi, come una sorta di nazi pride, di orgoglio per il
coraggio tenuto nei terribili anni della guerra. E il punto di riferimento ideologico
è e rimane il discorso che Himmler tenne a Poznan alle alte gerarchie
dellOrdine nero nellautunno del 1943 quando, con malcelata
soddisfazione, rivelava forme e contenuti della soluzione finale della
questione ebraica, rivendicando la caratterialità e la virilità
di quanti uccidevano in massa senza battere ciglio. Il grado di legittimazione
ricercato in questi casi non è quello proprio agli autori di cui si parlava
precedentemente: qui nessuno aspira ad un qualche riconoscimento accademico
o ad una accettazione per parte della ufficialità intellettuale e politica.
Si tratta, invece, di mantenere vivo e fervido il ricordo tra i militanti di
allora come tra quelli di oggi, espungendo, ma solo in prima battuta, quanto
di più sgradevole può risultare alla comunicazione per poi, eventualmente,
recuperarlo nel momento in cui si dovessero creare le condizioni per la manifestazione
di tutti i propri propositi.
Va rilevato che non tutti gli apologeti del regime hitleriano sono negazionisti:
non pochi dessi, anzi, riconoscono la grandezza del suo operato
proprio per latteggiamento assunto nei confronti dellebraismo europeo,
rivendicando integralmente leredità dello sterminio e rammaricandosi
della sua incompiutezza. Nel caso del conflitto israelo-palestinese
queste posizioni sono vigorosamente riemerse, mascherate sotto lantisionismo
di circostanza.
[C.V. segue >>]