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Il laboratorio razziale di Zamosc - 1
La provincia di Zamosc sino al 1939
La provincia di Zamosc (Zamojszczyzna in polacco) si trova nella regione di Lublino nell’area centrale della Polonia. La provincia, prima della Seconda Guerra Mondiale, si estendeva su di un territorio di 6.353 chilometri quadrati ed era divisa in quattro distretti che facevano capo ad altrettante città principali: Zamosc, Tomaszow Lubelski, Hrubieszow e Bilgoraj. Nell’intera provincia si contavano circa 1.660 centri minori tra cittadine e villaggi.
Da un punto di vista demografico la provincia era abitata da circa 517.000 persone di cui 340.000 polacchi, 110.000 ucraini e 60.000 ebrei. Gli ucraini erano concentrati nella parte orientale della provincia intorno alle città di Tomaszow Lubelski e Hrubieszow. Gli ebrei vivevano nelle aree urbane dove rappresentavano il 51% della popolazione cittadina.
Si trattava di una provincia economicamente basata sull’agricoltura con vaste aree costituite da foreste.
Come tutta la Polonia la provincia di Zamosc aveva cambiato durante i secoli numerose dominazioni. Per un lungo periodo di tempo era stata parte dell’Impero austro-ungarico dal quale era stata staccata dopo il 1918 con la formazione della Polonia come stato indipendente.

La presenza sul territorio polacco di cittadini ucraini costituì per la Polonia un problema sin dal 1921. Benché il governo polacco si fosse impegnato in ambito internazionale per la protezione delle sue minoranze, la politica nei confronti degli ucraini fu particolarmente dura. Nel maggio 1926 il maresciallo Pilsudzki si impadronì del potere con un colpo di stato militare. La politica nei confronti delle minoranze nazionali in Polonia fu ulteriormente intensificata.
Una riforma fondiaria spezzò le grandi proprietà terriere a favore dei contadini polacchi e con grave danno per gli ucraini.
La “polonizzazione” delle aree abitate in prevalenza da ucraini provocò il sorgere di una forte opposizione che si espresse non solo in termini politici ma anche con atti di terrorismo. La reazione del governo polacco consistette in una serie di operazioni di inaudita violenza con lo scopo di “pacificare” la popolazione ucraina.
Il maresciallo Pilsudzki morì nel 1934 ma il suo successore, il maresciallo Rydz-Smigly non mutò la politica repressiva verso le minoranze.
Il conflitto tra polacchi ed ucraini si allargò anche sul piano religioso. La Chiesa Ortodossa Ucraina venne investita da una azione repressiva senza alcun precedente. Nella regione della Volinia e lungo il corso del fiume Bug durante il 1938 vennero distrutte più di cento chiese ortodosse, altri centoquarantanove luoghi di culto vennero espropriate agli ortodossi e consegnati ai cattolici. L’intera operazione non sollevò obiezioni da parte del Vaticano.

Alla vigilia dell’invasione tedesca dunque la provincia di Zamosc viveva i problemi comuni a tutta la Polonia: un profondo dissidio tra comunità di diversa etnia, un governo nazionalista ed autoritario, una aggressiva politica religiosa tendente ad estirpare la chiesa ortodossa dal territorio polacco.
Jozef Pilzudski (1867-1934)
Edward Rydz-Smigly (1886-1941)