olokaustos torna alla home page
saggi e idee
percorso guidato
schede biografiche
percorso geografico
percorso per argomenti
resistenza ebraica e opposizione
documenti
saggi e idee
musei e luoghi
ricerca
- - - - - -
copyright olokaustos home page inizio pagina pagina precedente  torna indietro
 filo verticale   filo verticale
 indice argomento pagina precedente  torna indietro
Il laboratorio razziale di Zamosc - 11
Conclusioni
L’operazione “Lupo Mannaro” rappresentò l’ultimo grande episodio del tentativo di colonizzazione e di pulizia etnica nella regione di Zamosc. Poco dopo Globocnik veniva trasferito in Italia, a Trieste dove avrebbe dato il suo contributo nello sterminio degli ebrei italiani. Nel novembre 1943 Krüger venne rimosso e sostituito.
L’arresto dell’offensiva tedesca in Unione Sovietica e la controffensiva che avrebbe condotto l’Armata Rossa a Berlino interruppero la progettata colonizzazione dell’Est.
Per controllare l’area i nazisti utilizzarono l’odio profondo che divideva i polacchi dagli ucraini. Con una politica del “divide et impera” i nazisti riuscirono a mantenere il loro potere su una popolazione sempre più pauperizzata e terrorizzata.
Lo spostamento di centinaia di migliaia di persone ed il loro sdradicamento ricominciò quando - di fronte all’avanzare dei sovietici - i coloni tedeschi insediati in Polonia fuggirono dando luogo ad un altro esodo, questa volta verso Ovest. La politica di Himmler riuscì così nel giro di pochi anni a provocare lo sterminio degli ebrei e sofferenze indicibili tra i polacchi, gli ucraini e gli stessi tedeschi.

La “germanizzazione” della regione di Zamosc, il rapimento dei bambini polacchi e il programmato annientamento razziale del popolo polacco, rappresentano ciò che la Germania nazista intendeva per “nuovo ordine europeo”.
La maggior parte dei bambini di Zamosc adottati da famiglie tedesche non sapranno mai di essere stati parte di un disegno criminale che ha spezzato loro ogni reale radice familiare.
L’esperimento di Zamosc su piccola scala funzionò come laboratorio razziale di una ideologia che aveva stabilito gerarchie precise tra “superuomini” (i tedeschi), “uomini” (gli slavi da rendere schiavi) e i “subumani” (ebrei e russi) il cui destino ultimo era soltanto lo sterminio.
La colonizzazione delle aree polacche, la distruzione come popolo e nazione della Polonia poggiavano su delle basi ideologiche estremamente complesse. Teorizzazioni razziste, eugenetiche, mitiche si intrecciavano dando forma ad un progetto nel quale lo spazio dell’Europa dell’Est veniva rappresentato soltanto come territorio colonizzabile abitato da esseri indegni di vivere come uomini.

Quale futuro prometteva il Terzo Reich agli europei? Un continente stratificato in modo rigidamente piramidale percorso da una ideologia medievale nella sua concezione del mondo e moderna nell’applicazione degli strumenti della società industriale e burocratica.
Quando si pensa al processo di distruzione degli ebrei europei si è portati a considerarlo come il punto di arrivo terminale di una ideologia omicida.
In realtà l’Olocausto - nelle intenzioni di chi ne promosse la realizzazione - non era il “disegno” ma un particolare di un affresco, un tassello di una idea complessiva. Un disegno ancora più ampiamente omicida e genocida di quello realizzato che avrebbe cambiato non solo la carta geografica dell’Europa ma il senso profondo del concetto di umanità. Rispetto a questo disegno incompiuto, noi tutti siamo, in fondo, dei sopravvissuti.
Manifesto inglese di propaganda che celebra la resistenza della Polonia occupata dai nazisti.