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Il laboratorio razziale di Zamosc - 2
La “politica razziale” nazista in Polonia
Quando le truppe tedesche invasero e sconfissero la Polonia nel settembre 1939 il destino delle popolazioni della nazione sconfitta era già stato scritto.
Adolf Hitler aveva sostenuto che la Polonia aveva perduto definitivamente il diritto ad essere una nazione. Di conseguenza la politica verso i polacchi era orientata a creare un popolo di schiavi privi di coscienza nazionale il cui unico valore era rappresentato dalla capacità lavorativa.

Buona parte della Polonia venne inglobata direttamente nel Reich. Si trattava principalmente dei territori che dopo la Prima Guerra Mondiale la Germania aveva dovuto cedere a seguito della sconfitta. Il resto della Polonia occupata venne riunito nel cosiddetto “Governatorato Generale” costituito da quattro distretti: Varsavia, Radom, Lublino e Cracovia.
Dopo il 1941 - a seguito dell’attacco all’Unione Sovietica - anche il resto della Polonia occupata dai sovietici venne invaso. Con la creazione di due Commissariati e del Distretto di Galizia l’ex-territorio polacco era completamente nelle mani dei tedeschi.
In un memorandum segreto del 25 maggio 1940 intitolato “Trattamento delle razze aliene nell’Est”, Heinrich Himmler scriveva: "Dobbiamo dividere [i numerosi gruppi etnici della Polonia] in molte parti e dividerli gli uni dagli altri". Himmler si riferiva ai polacchi, agli ebrei, agli ucraini e ai bielorussi. Se il destino degli ebrei era l’eliminazione fisica quello delle popolazioni slave era l’asservimento alla volontà tedesca.
Il primo passo consistette nella eliminazione delle élite intellettuali polacche e nell’annientamento della Chiesa Cattolica.

Questa operazione preliminare - svolta principalmente da speciali unità di massacro, gli Einsatzgruppen - mirava a decapitare il popolo polacco della sua classe dirigente e della sua coscienza nazionale.
Questa operazione venne denominata “A-B Aktion”. L’operazione portò al massacro di centinaia di professori universitari, giornalisti, imprenditori, professionisti, sacerdoti.
Per impedire il risorgere di qualsiasi ceto intellettuale vennero distrutte università, istituti di ricerca, scuole. Si decretò che i bambini polacchi dovessero frequentare la scuola per pochi anni.
Nel suo memorandum del maggio 1940 Himmler scriveva: "L’unico obiettivo del sistema educativo sarà quello di insegnar loro le basi dell’aritmetica cioè a contare non oltre il 500; scrivere il proprio nome; instillare loro la dottrina secondo cui obbedire ai tedeschi è legge divina ... non credo sia desiderabile che sappiano leggere".

Questo disegno di asservimento totale costò alla popolazione polacca l’espulsione dalle aree incorporate nel Reich che vennero completamente “germanizzate".
Il Governatorato Generale divenne così l’area nella quale furono concentrati sia gli ebrei, sia i polacchi espulsi.
Fu in quest’area che si consumò l’Aktion Reinhard, cioè l’eliminazione degli ebrei polacchi nei campi di sterminio di Treblinka, Belzec e Sobibor.
Tuttavia nei piani di Himmler anche il Governatorato Generale doveva essere in primo luogo reso “judenfrei”, libero da ebrei, e, successivamente germanizzato.
L’idea di Himmler era di ottenere l’avanzamento della “germanicità” ancora più a oriente facendo sì che lo spazio abitato dai tedeschi si estendesse dalle rive del Baltico alla Transilvania.
La provincia di Zamosc si trovava al centro di questa nuova area di “germanizzazione”.
Settembre 1939, Polonia: uomini di un Einsatzgruppen operano una retata di polacchi "sospetti"
Settembre 1939, Polonia: due ufficiali delle SS interrogano un prete polacco